Labbra Dorate

No, non mi sono confusa con l’altro blog dedicato al trucco. Che, autopromozione grossolana, potete trovare seguendo questo link! Il titolo allude ad un innocente giuoco di bambine, responsabile di aver creato, una volta e per sempre, il mio modello di maschio ideale.

Partiamo da ciò che non voglio: il BRM. Per riassumere, dato che troppi hyperlinks disturbano la lettura, il BRM corrisponde al Bravo Ragazzo Molesto ed è un acronimo inventato, ovviamente, da me per definire la categoria di cui fanno parte uomini solitamente non belli, sicuramente rancorosi, pretenziosi, moralmente rigidi, pigri, dipendenti, ossessivo-compulsivi, paranoici, ipocondriaci e noiosi. In una parola: accolli. Questi campioni si fanno forti di una mole di lamentele femminili sugli stronzi che non devono chiedere mai, sull’orologio biologico, sulla cavalleria che è morta, sulle mezze stagioni che non esistono più e praticamente vanno in trance proiettando nella loro testa la pubblicità del profumo Egoiste in loop: un uomo in bianco e nero con un broncio da tenebroso in realtà con l’aria da coglione e un branco di femmine pazze alle finestre che aprono e chiudono imposte urlando “egoiste egoiste!”

I geni non colgono che le donne, mi duole dirlo, si lamentano di tali soggetti egoiste egoiste ma spasimeranno per loro fino alla morte, pensando: ullallà, lo stronzo non va più di moda, ecco qui che con le mie maniere garbate mi assicurerò il pieno di figa! Dunque partono convinti alla conquista della pulzella di turno, ammaliandola con frasi come: “voglio una famiglia numerosa, mi piacciono le passeggiate mano nella mano, alla chat preferisco guardarsi negli occhi, quando i miei schiatteranno questo appartamento all’infernetto sarà mio, se me la dai subito sei una troia, a occhio è croce ti è rimasto un mese per fare figli, una donna che ha avuto più di cinque amanti non è seria, credo fermamente nel matrimonio come unica forma di unione fra Uomo e Donna, non fumo, non ho mai provato Le Droghe (quest’ultima detta con aria solenne)”.

Le frasi sulla famiglia e sui figli vengono di solito sparate nei primi cinque minuti di malcapitata conoscenza, con una tronfia ingenuità che se non fosse che ti stanno dando del cartone del latte prossimo alla scadenza, quasi potrebbe commuovere.

I BRM sono, inoltre, maestri nel rinfacciare tutto: “nota che ti sto offrendo la birra, nota che ti ho richiamata, nota che ho abbassato la tavoletta del cesso, nota che ti ho sposata”. Roba da esaurire taccuini, se fossimo ancora all’era della carta. Dimenticavo, e questa non è mia, che una volta sposati i BRM si evolvono nei Maritini, ovvero identici a prima ma con più spocchia derivata dall’aver impalmato una rompicoglioni ansiosa di figliare, di solito racchia come loro, e dunque ti guardano con ancora più astio perché ora sono “sistemati” e giammai puntano le altre donne, specie se tentatrici come te. Sì, donna singol, lo so che avevi solo chiesto se quel posto a sedere fosse libero, ma i Maritini ci tengono a ribadire che ormai son presi. Accettalo.

Con o senza accetta, fai tu.

Il grande problema dei Maritini e delle Mogliettine (il cui ultimo stadio se disgraziatamente figliano è Paparini e Mammine) è che sono dei bambini dentro, dipendenti fino al midollo, che per paura della solitudine e della derisione sociale si sono accoppiati a cazzo con qualcuno di ugualmente molesto e, quando vedono una donna singol, fanno fronte comune nel denigrarla perché gli ricorda ciò che hanno perso: la libertà, la passione, il desiderio. Sono consapevoli che costei faccia molto più sesso di loro, anche nel caso in cui parliamo di una volta al mese, immaginandolo anche sfrenato e non se ne capacitano.

Mi riferisco chiaramente alle donne singol intelligenti, giacché quelle sceme sono semplicemente delle BRM in attesa spasmodica e petulante di entrare nell’Olimpo delle Mogliettine e quindi non scopano mai, ripetendo inesorabili il famoso mantra “sono stufa delle avventurette, voglio una Relazione Vera e pure dei figli sennò non faccio più in tempo”.

E parlo solo di donne denigrate perché gli uomini singol sono tollerati con più indulgenza, in quanto o “sono fatti così, è la natura del maschio essere un inveterato scapolone”, oppure sono presi di mira per qualche amica BRM della Mogliettina di turno.

Leggendo le mie delicate invettive contro questa categoria, potreste forse bollarmi con un “eccola là, a questa piacciono solo gli stronzi”. Errore superficialotto e grossolano, cari amici.

La seconda tipologia che non voglio, infatti, è lo Stronzo. Indubbiamente mi disturba meno del BRM, ne ho elencati alcuni pregi qui (stavolta era troppo faticoso riassumere), però devo ammettere che dopo Fritz mi ha stuccato pure l’uomo egoiste egoiste. Il suo unico merito consiste nel non rompere i coglioni, in quanto non c’è quasi mai. Assente cronico, maestro della truffa, ti consente di crogiolarti in un limbo di sogni in cui lui appare come un fascinoso attore francese esistenzialista mentre in realtà è un pubblicitario pelato e freddino, ma almeno dà quel pizzico di pepe a giornate altrimenti mosce. Il fatto è che lo Stronzo va bene finché si hanno 16 anni e nessuna responsabilità o grosso problema da gestire. Come si cresce è più dannoso che altro, in quanto manipola, inganna, approfitta, sfrutta, tradisce, abbandona e infine si ripropone come un peperone intaccando possibili felicità future. Ciò avviene perché lo Stronzo, fondamentalmente, è un vuoto a perdere. Il vostro tempo, se va bene, il vostro cuore, se va meno bene. Lo Stronzo è una creatura così vuota che per nascondere questo fatto si inventa numeri da circo ma la realtà è che non ha nulla da dire e soprattutto da dare, così prende e prende nel tentativo di riempire una voragine interiore che però non colmerà mai perché, ovviamente, è bucata.

Poi ammettiamolo, che noia l’uomo del mistero. Uno che non si sa mai dove sia, cosa faccia, con chi sia. Oppure quello che non richiama, che non risponde ai messaggi, che non ha mai tempo, che vive per il lavoro manco premesse un bottone e crollasse Wall Street. Lo trovo molto cafone e per nulla affascinante. E come commentare l’uomo che non ti abbraccia, che non dorme con te, che non ti bacia, che non dice Ti Amo? Squallido. Per non parlare di quello che “non ti innamorare di me, piccola”, che nasconde il cellulare, che incrocia le braccia dietro la testa quando siete a letto. Patetico.

L’elenco è lungo, ma si è troppo detto sugli stronzi perché continui io adesso, semmai appunto spezzo una lancia in loro favore perché, almeno, ci provano ad affascinarti all’inizio. Ed è già qualcosa rispetto ai BRM, che invece arrivano con la loro spocchia e con un anello per ghermirti e nel buio incatenarti, convinti di averti fatto un grande onore mentre in realtà ti stanno solo offrendo una vita di merda. The horror.

Arriviamo a Labbra Dorate. Quando avevamo io 8 e lei 9 anni (ci tengo sempre a sottolineare la mia gioventù), insieme ad un’amica giocavamo con le Barbie e, come tutte le bambine del mondo, inventavamo storie assurde a sfondo erotico-sentimentale. I pubblicitari della Mattel hanno infatti cercato di rendere i bambolotti il più asessuato possibile, basti pensare a quelle orribili mutande color carne di Ken o all’assenza di capezzoli di Barbie, fallendo miseramente nell’impresa perché la prima cosa che fanno le infanti è mettere un pupazzo sopra l’altro e farli trombare. Al secondo posto c’è tagliare i capelli a Barbie, cosa però che io non ho mai fatto perché ho sempre avuto una sacra venerazione per la chioma e piuttosto mi davo alle tresche lesbo (si compravano sempre più Barbie che Ken, in proporzione). Torniamo alle storie erotico-sentimentali. Con la mia amica, divenuta poi psicoterapeuta (ciò la dice molto lunga), ci ispiravamo a trame che erano un misto fra 50 sfumature di grigio e le telenovele sudamericane che lei guardava e io no, per cui rimanevo a bocca aperta davanti alla sua competenza, producendo infine il nostro capolavoro ovvero Labbra Dorate.

La storia è questa: Barbie Tropical, quella seconda maniera col costume bianco e il pareo, è una fanciulla squattrinata a cui è stato regalato da altre amiche squattrinate un soggiorno di una settimana in un hotel di lusso. Si presenta quindi tutta contenta, per scoprire che l’hotel è al completo e, per errore, la sua camera è stata già assegnata ad un altro ospite. Con notevole maestria alberghiera, le viene proposto di condividere l’alloggio, tanto è una suite e non ci si darà fastidio ma soprattutto perché l’altro è “uno stimato Uomo d’Affari”. Un’offerta che non si può rifiutare, ed ecco che la nostra fa la conoscenza del referenziato squalo della finanza, per il cui ruolo è stato scelto il papà della Famiglia Cuore, che come da copione si fa trovare al telefono (ancora non esistevano i laptop) urlando: vendere! Comprare! Vendere! Comprare! Dopo questo siparietto il belloccio incravattato si presenta e, da vero gentiluomo, afferma che lui dormirà sul divano cedendo a lei la stanza da letto. Sbrigate le formalità svanisce nella doccia per poi riemergere con un micro asciugamano buono giusto a coprire il pacco e con uno smagliante sorriso invita lei a “rinfrescarsi” a sua volta. L’hotel di lusso è privo di accappatoi perché anche la pulzella esce con un asciugamanino, stavolta un minimo più grande in modo da coprirle anche le tette e, a disagio, si siede sul ciglio del letto. Puntuale come la morte arriva lui e le salta addosso, zittendo le sue proteste con la mitica frase che ha fatto la storia: “shhh, rilassati, ti piacerà”. Con tanto di indice appoggiato sulla bocca di lei mentre dice “shhh”. Viscido senza pari. Lei, non si sa perché, si rilassa e parte una bella settimana di chiavate in qualsiasi angolo dell’albergo che, oltre ad essere sprovvisto di asciugamani, è anche deserto nonostante fosse al completo.

La scena clou che dà il nome al titolo è la seguente: i due sono in piscina, lei ovviamente senza costume perché l’ha dimenticato in camera, lui le propone di coprirsi con i capelli lunghissimi che tanto è uguale. Poi tira fuori due panini che ha preparato (affarista sì ma anche massaio) e la riempie di briciole, così da spostarle i boccoli con la scusa di scrollare le briciole per poterla ammirare ignuda. Lei si schernisce e lui la placa con un’altra memorabile frase: “non vergognarti, sei bellissima. Ti chiamerò Labbra Dorate perché alla luce del tramonto le tue labbra diventano d’oro”.

Come resistere a tanto fascino? Lei non può ed è lì che cade innamorata sempre di più, finché un bel giorno lui non ha l’infame pensata di prendere la Ferrari d’ordinanza e portarla a fare un giretto. Il furbo posiziona lo specchietto retrovisore in modo da poter spizzare le cosce di lei, la svampita dopo un po’ se ne accorge e, indignata, decide di lasciarlo. Non si è capito perché abbia tollerato viscidate ben peggiori ma nella trama ci stava bene che lei urlasse “porco!!!” e aprisse la macchina catapultandosi fuori come una furia. A quel punto, sempre puntuale come la morte, la investe un motorino e lei si ritrova in fin di vita e completamente rifatta da un chirurgo plastico ungherese (ve l’ho detto che c’era l’influenza delle telenovele) su di un letto di ospedale. Gran finale: lui accorre al suo capezzale, le stringe la mano e le confessa di amarla, con piena fiducia che lei non possa più sentirlo. La stronza però ovviamente è bella sveglia, apre gli occhi dicendo: “anche io ti amo, Arthur” (sono indecisa fra Arthur e John ma credo avessimo scelto il primo, meno banale) e, stacco scena, si sposano. Ovviamente nell’hotel di lusso, improvvisamente affollatissimo, con i clienti, le amiche di lei che dicono “la prossima volta ci vado io” e le cameriere che piangono commosse.

Furono fatti dei sequel, ma il primo Labbra Dorate rimane ineguagliabile. E così come ha rafforzato il mio amore per le lunghe chiome intoccabili, questo giuoco da bambine ha probabilmente modellato il tipo di uomo che poi mi avrebbe affascinata: uno che si presenta come un carrierista, un po’ porco, un po’ un cazzone, con cui all’inizio si scopa come ricci e alla fine, in seguito ad una mia sbroccata, dichiara di amarmi saecula saeculorum. Bel modello eh, complimenti. E’ strano ma in fondo vero però che, in tutte le mie storie sgangherate, quello che cercassi fosse più o meno la trama di Labbra Dorate.

Vorrei fare a meno dell’incidente e del chirurgo plastico, comunque. Mi basta mandarti a cagare, Arthur, perché tu possa finalmente dirmi: “Labbra Dorate, non lasciarmi ti prego, Ti Amo”.

 

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Ammore, Intrattenimento, Salute e Benessere. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...