See you soon

Cari amici, siamo arrivati alla fine dell’anno bisesto e, forse per via del giorno in più, mi sento esausta. Tutto sommato non è stato funesto: ho mandato a cagare il mio vecchio lavoro e anche qualche uomo iniziando a seminare cose più promettenti in entrambi i casi, per cui lo definirei un anno illuminato.

Come buon proposito per l’anno nuovo vi dedicherò finalmente il post sui maschi inglesi versus italici. Perché il proverbio recita “mariti e buoi dei paesi tuoi”, ma avere un respiro internazionale è sempre bene.

Saluti e baci, vado a preparare le orecchie da gatto.

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Last night a blog saved my life

Io sono troppo modesta. Continuo a pensare che, dato il mio naturale riserbo (e circa tre anni di post protetti da password), questo blog non se lo fili nessuno e invece non è così. Cari amici, mi sa che sono diventata una vera blogstar in quanto mi sto iniziando a fare persino dei nemici per le cazzate che scrivo.

Ne ferisce più la penna della spada, del resto.

Ebbene, sere fa fa mi annoiavo e chiacchieravo con Carlo V. Ormai mi fa simpatia, inoltre avevo voglia di stupefarmi per cui il mio pensiero è caduto su di lui che era sempre munito di forniture di prima scelta. Ero in dubbio se proporgli un incontro: a me non sarebbero dispiaciute due chiacchiere con i gatti, il vino e l’erba ma coglievo una certa reticenza da parte sua, probabilmente dovuta all’erronea e presuntuosa convinzione, molto maschile, che io potessi volermi accollare disturbando i suoi piani matrimoniali con l’asiatico.

Nota per Carlo V: hai chiamato tu così la tua fidanzata su fb, codesto soprannome non è farina del mio sacco.

Mentre riflettevo blandamente sulla questione, incauta mi lascio scappare che più di un anno fa ho elaborato la fine della nostra storia d’ammòre scrivendo un esilarante post in cui lui veniva chiamato Testa di MingFacendolo più sportivo di quello che è, immagino che non si offenda ma che trovi l’epiteto alquanto divertente. Lì per lì, quella è la reazione.

Invece no. Il nostro, mosso dalla curiosità, nottetempo apre gùgol e digita “testa di ming”, pensando: sono io, vediamo cosa ha scritto questa simpaticona. I primi risultati sono immagini di vasellame, poi pagine di wikipedia sulla dinastia, infine ecco un certo blog “Tacchi alti e sampietrini – fascino capitolino che fa capitolare”. Che sia sulla pista giusta?

Il giorno dopo, il sovrano sul cui regno non tramonta mai il sole mi attende furioso al varco. Manco faccio in tempo a dirgli ciao che lui parte con una scena madre epocale.

Anzi, una scena madle epocale. All’inizio finge di aver colto il lato comico del post, poi però non solo non si scusa, ma attacca con una serie di proteste sterili tentando di accusarmi di razzismo nei confronti della fidanzata, del tipo: guarda che ha una tesi di laurea sulle nanotecnologie! Estrae radici quadrate a mente! Non ha la cellulite!

Ma soprattutto: la cosa importante che tu non hai detto è che lei è di Taiwan!!!

Io sono lievemente sorpresa: ricordavo a sommi capi di aver fatto fare a lui una figura di merda, ma non mi sembrava di essermela presa con lei. Non è nel mio stile. Controllo e infatti trovo un discreto cappottone su di lui ma solamente una stoccatina per lei, motivata da un racconto che mi fece lui, ovvero: “ci siamo visti una sola volta e lei dopo mi ha chiesto in marito, poi per mesi niente finché non sono andato a trovarla quest’estate e le ho detto che scopo con te. La sua reazione è stata “no ploblema“, verrà lo stesso qui a breve”. E’ ovvio che, a quel punto, non ci sia bisogno di essere arrabbiati per pensare che una, di qualsiasi nazionalità sia, se abbia deciso di andare dall’altra parte del mondo e di sposarsi con uno praticamente sconosciuto che nel frattempo si tromba altre sia o molto fessa o abbia qualche interesse. Se a suo dire è così cervellona è più che naturale che io abbia buttato lì una frecciatina sulla seconda ipotesi dandole il soprannome visa-seeker. Che, tra l’altro, ora che ci penso fu creato da Samia ma vabbè, esprimeva il concetto che avevo in mente.

Lui però non ci sta, insiste che io sono una stronza che propugna stereotipi razzisti nei confronti delle donne asiatiche, insinua che sia invidiosa della bellezza di questa in particolare e coglie l’occasione per darmi una lezione di storia, geopolitica e morale che compensa tutti i suoi status di faccialibro che ho perso finora. Cerco di fargli capire che non solo non ce l’ho con lui, ma tanto meno ho mai avuto niente nei confronti di lei, oltretutto io sono molto solidale nei confronti delle altre donne per cui le sue accuse sono decisamente infondate. Gli spiego che “testa di Taiwan” non avrebbe fatto altrettanto ridere, che le mie sono licenze poetiche ma che se vuole posso inserire una postilla dove rettifico questi dettagli fondamentali. Gli auguro tanta felicità e lui si incazza sempre di più, finché non è costretto a placarsi e a mostrare che, in realtà, più che difendere la sua bella era il suo ego ferito che bruciava: nel climax della sua arringa afferma infatti che lui non si pente di nulla, che non potrà mai cambiare e che, nonostante sia promesso sposo di un’altra, continuerà sempre a dare tutto se stesso alle donne a costo di confonderle perché è fatto così.

Capite amici? Lui non è stato laido e disonesto a stare con una per mesi, mentre aveva un’altra, ma è solamente troppo generoso di sé. Geniale. D’ora in poi, se qualcuno oserà darmi della zoccola, risponderò che sono semplicemente generosa di me. Tiè.

Ad ogni modo, temo che dopo questo episodio il nostro si terrà alquanto alla larga da me per cui dovrò migrare verso altri giardini stupefacenti. Forse è meglio così: generosa come sono, magari dopo una bottiglia di buon vino e una cannetta avrei potuto cedere alla sua generosità provocando potenziali casini, per cui questo blog saved my lifeCaro Carlo V, se per caso fossi recidivo e avessi curiosato ancora su queste pagine digitali, non prendertela: un giorno sarai famoso. Quando questo umile blog diventerà un best-seller di successo, ti concedo di chiedermi i diritti per il tuo personaggio, diciamo un 1%.

Che nessuno osi dire che non sono generosa.

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Londra chiama, Roma risponde

Ho riletto per caso un vecchio post, antitolato “travolta da un londinese destino”. Si riferiva a quando il buon pala-Dino mi aveva fatto un colloquio telefonico a sorpresa e, nel giro di una settimana, ero tornata a vivere a Londra.

Ero felice ma mi cagavo sotto. Non mi sono opposta al destino ed è stata una delle migliori decisioni della mia vita, però ho capito di cosa avevo paura: di non avere scelta. In realtà avrei potuto rifiutare, ma era talmente palese che lavorare con Dino fosse mille volte meglio di un lavoro del cazzo, seppur quotato, qui che mi è sembrata una no-brainier.

Ho creduto, fino a poco tempo fa, che solo l’innamorarmi di qualcuno avrebbe potuto farmi propendere per un luogo piuttosto che per un altro. Ho capito, invece, che non avevo considerato un fattore molto importante: sono libera.

Non si sa bene come, ma ho accumulato abbastanza per poter permettermi di fare su e giù e, ora che sto provando a lavorare in proprio, finalmente posso decidere di migrare come un’anitra laddove mi aggradi, quando mi aggradi.

Mi auguro di poter continuare a lungo così, dovessi poi innamorarmi svolazzerò giusto un po’ di meno, ma non smetterò.

Riguardo a questo famoso amore, al momento è rivolto al gatto ma posso affermare che esista una persona, un uomo, che trovo davvero simpatico e degno di stima. Ciò mi basta, nel frattempo vediamo che combina Londra.

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Protetto: London calling

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Sext and the city

E’ da qualche tempo che ho scoperto una pratica erotica piacevolissima, priva di controindicazioni (salvo un lieve dolore di pollice in caso di uso eccessivo) ed estremamente conciliabile con la frenesia della vita metropolitana: il sexting.

Sì, sento alcuni puritani storcere il naso, al solito grido che la “vita reale” è un’altra cosa, che qui si rischia l’alienazione, ridateci il digital divide e così via. Certo, fare sesso dal vivo è un’esperienza più completa e indubbiamente più intensa. Non dico che potrei sostituirlo con il sexting, ci mancherebbe.

Il sexting, amici miei, è come il sushi: non potrei campare solo di quello, ma ogni tanto me lo concedo come sfizio leggero, trendy, metrosexual. A parte il non avere la fisica presenza del maschio a cui avvilupparsi prima, durante e dopo i quattro salti in padella presenta solo vantaggi. Vediamoli insieme.

  • E’ poco impegnativo: serve solo una app di messaggeria, non c’è bisogno di depilarsi, truccarsi, profumarsi o indossare indumenti scomodi ma si può fingere di averlo fatto (certo che indosso le autoreggenti, caro, le porto sempre quando lavo i piatti)

  • E’ versatile: lo si può fare in qualsiasi momento e luogo, lo si può smettere in qualsiasi momento e luogo

  • Intrattiene: se si è bloccati ad una noiosa riunione di lavoro, in fila da qualche parte, in un lungo viaggio in treno, o dal parrucchiere mentre il colore è in posa ecco che il sexting giunge in aiuto per passare il tempo in allegria (in quanto il tempo vola quando ci si diverte)

  • E’ multimediale: si scrive, ci si scambiano foto, video, audio. Giusto un po’ di attenzione alla qualità dei materiali e soprattutto a quella del ricevente, dato che verba volant ma internet manent

  • E’ un ego boost: magari si ha avuto una giornata da schifo, si sono presi 5 kg, si sta sciatti sul divano con un bustone di bruscolini ed ecco che arriva un messaggio di qualcuno che vi trova veramente magnifici

  • Abbatte le distanze: ci fu un tempo in cui sextavo con il cuoco di New York, con uno di Roma e con il pregiudicato in Giappone. Ho potuto fregiarmi del fatto che sui miei uomini non calasse mai il sole

  • E’ poliamoroso: suvvia, il sexting non sono corna, è un po’ come il porno ma più di classe (sempre previa scelta di contenuti e interlocutori)

  • E’ un ottimo preliminare: cosa c’è di più divertente che stuzzicare un amante, immaginando cosa si farà insieme nel prossimo futuro?

  • E’ un antidoto alla nostalgia: cosa c’è di più dolce che rimembrare insieme ad un amante cosa si è fatto in un recente (o remoto) passato?

  • E’ meglio di un preservativo: non si rimane incintole, non si prendono malattie veneree. Al massimo un virus informatico

  • Accresce la cultura: mi è successo di scambiarmi recitazioni di poesie con un inglese, per esempio. E, come nel film “The reader”, ciò arrapava. Solo che io non sono una nazista

  • Si imparano le lingue straniere: vedi l’esempio precedente

  • Stimola la creatività: dietro uno schermo si hanno meno inibizioni, per cui si possono esplorare e condividere fantasie che magari dal vivo si avrebbe qualche remora a dichiarare. Un po’ come l’alcool o le droghe ma senza gli effetti collaterali

Insomma, fedeli lettori, vi ho convinti? Per essere a mia volta fedele alla tradizione, dispenso anche qualche piccola regola di sextiquette: siate educati, cogliete l’umore e lo stile dell’altro, no foto del cazzo.

E quando dico foto del cazzo, non mi riferisco solo alla metafora. Menzione d’onore, a questo proposito, ad un tizio di Tinder che piazzò come foto profilo appunto il suo cazzo, scrivendo nella descrizione: “abito a Fulham, mi piacerebbe conoscere ragazze carine per un drink, e poi chissà”.

Chissà…

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La sostenibile leggerezza dell’essere

E’ un periodo in cui sono leggera. A parte che sto dimagrendo perché faccio fitness praticamente ogni giorno e mangio bene, il che come sapete è sempre una delle mie vanterie preferite, sono proprio leggera dentro.

Sul lavoro me la sto prendendo molto con calma, sperimentando varie opzioni senza affannarmi troppo per ora.

Con l’uomo mantengo un grande disimpegno, prendendo le cose buone e rifiutando i fastidi.

Con i gatti idem, ci scambiamo molto affetto e fusa ma non devo pensare al mangiare, al veterinario e soprattutto alla sabbietta perché mi spupazzo solo quelli degli altri.

Lo so cosa state pensando: sono una vera stronza. Che, da qualche tempo, è diventata un’altra delle mie vanterie preferite. Ebbene, fedeli lettori, lo sono. Sono stronza nel senso che mi sento padrona della mia vita e libera di condurla come piace a me, non come vorrebbero gli altri. Anche perché, diciamocelo: gli altri non saranno mai felici, impossibile accontentarli tutti. Nella misura in cui non faccio del male a nessuno, l’unica persona che devo soddisfare sono io. Ci trovate qualcosa di brutto? Io no. Si parla tanto di quest’epoca come l’era del narcisismo, del disimpegno, delle relazioni “fluide”. Mah. Io sicuramente ho una sana vanità, ma non sono certo una cinica e tanto meno una grande promiscua. Sono semplicemente una persona che ha esaurito le scorte di masochismo e ha deciso di virare verso il piacere, eliminando o quanto meno minimizzando il dolore. Non ho cinismo, ho solo buon senso. E una dose solida di autostima, che mi sono costruita negli anni, anche grazie alle mazzate ricevute.

Come ci sono arrivata?

Ripartiamo dal lavoro. Non avendo un impiego fisso, ovviamente ho il mondo contro, mi si rinfaccia di tutto ma in realtà questo è il campo in cui sono meno superficiale perché sto facendo un mero calcolo economico di cosa posso permettermi e per quanto tempo, sapendo perfettamente che dovrò fare delle scelte a un certo punto. La leggerezza mi serve solamente a capire quali, per realizzare finalmente il mio sogno di lavorare di meno, guadagnare come o più di prima e divertendomi pure. Lo so, fa rosicare. Specialmente le persone rassegnate, rancorose e che di fondo non hanno voglia di fare una mazza, salvo lamentarsi. Cari amici, surprise: io mi sono fatta il culo finora. Sono emigrata in un giorno, senza avere una casa, senza conoscere nessuno, senza parlare manco troppo bene la lingua del posto e, assolutamente, senza avere idea del lavoro che sarei andata a fare però ho semplicemente mosso le chiappe e sono partita. Sono stata mobbizzata, discriminata in quanto femmina, o italiana, o addirittura romana. Sono stata sottovalutata e apertamente attaccata. Mi sono sentita uno schifo a volte, ho dubitato dell’unica capacità di cui mi son sempre sentita sicura ovvero il mio cervello. Ho pensato che gli altri fossero tutti più bravi, più scaltri, più preparati di me. A volte lo erano.

Sono stata però anche sopravvalutata, o semplicemente valutata correttamente e valorizzata. Sono stata incoraggiata, mi è stata data fiducia e sono cresciuta. Sono stata apprezzata, adorata, anche omaggiata di avances sessuali talvolta ricambiate. Sono stata pubblicamente lodata e difesa. Sono stata corteggiata da più aziende, sono stata aiutata, sono stata capita e stimata. Con il tempo ho imparato a conoscermi, a individuare i miei punti di forza e quelli in cui devo migliorare. O meglio, in cui voglio migliorare, perché ho anche realizzato che certe cose non mi interessano mentre altre sì. Ci è voluto un po’, ma mi sono resa conto che, per quanto il lavoro dipendente presenti dei vantaggi come uno stipendio fisso, dei benefits e una certa struttura, io lo detesto abbastanza. Mi ci adatto, ma non è la mia natura quella di alzarmi presto al mattino, recarmi sempre nello stesso posto, sedermi davanti a un computer a fare dei lavori il più delle volte finto intellettuali di cui, in fondo, non mi importa niente. Per quanto sia costretta a tenere dei ritmi più o meno regolari, mi sembra dopo un po’ che in realtà mi si stia atrofizzando il cervello. In due parole: mi annoio. Per non parlare di quando, invece, inizia ad esserci pressione per cui mi annoio di meno ma mi affatico togliendo tempo alla mia vita privata oppure, più raramente, mi sale l’ansia. Non fa per me. Ho visto, invece, che mi trovo a mio agio quando lavoro in modo indipendente. Sia che debba farlo da sola, da casa, oppure che collabori con qualcuno fuori, comunque mi piace l’idea di dover fornire un servizio o dare una consulenza mirata e soprattutto circoscritta nel tempo. Mi stimola dovermi procacciare i clienti, creare un progetto, vendermi e soprattutto sapere che posso scegliere di volta in volta cosa fare. Certo, ci vuole del tempo per mettere su un business che sia solido e redditizio. Ho ancora una marea di cose da imparare e certe volte dubito di me stessa, ho paura di non farcela. Ma la molla di non voler tornare dove ero prima mi spinge ad andare avanti, e ogni esperienza che faccio aumenta di un gradino la mia consapevolezza. Ad esempio, ho capito che i soldi contano. Sì, qui in Italia è volgare ammetterlo, specialmente in certi ambienti radical chic dove circola un sacco di pecunia ma si finge di campare d’aria. Io invece penso che il denaro sia essenziale: è la prima forma di riconoscimento per un lavoro ben fatto e un grandissimo pilastro verso la libertà. Se vengo pagata so che il mio servizio è stato apprezzato e con quei soldi posso permettermi di pagare le spese e di concedermi dei lussi: viaggi, vestiti, cibo buono, arte, massaggi. Soprattutto, posso permettermi tempo e privacy: posso pagare qualcuno perché mi aiuti a pulire casa, posso dormire fino alle 10 del mattino, posso andare in piscina, al parco e posso frequentare le persone per il piacere di farlo e non per bisogno. Quindi sì, i soldi sono fondamentali. Poi c’è la passione: non è un mistero che si renda meglio quando si fa qualcosa che ci piace. Io non ho il fuoco sacro dell’artista probabilmente, è una dura realtà con cui sono scesa a patti negli anni ma l’ho ammesso. Sono creativa, estrosa, ho molto senso estetico e sono portata per le arti figurative, per i lavori manuali e di precisione, ho orecchio musicale e me la cavo anche a cantare e recitare, ma dubito che sarò mai una donna di spettacolo o una pittrice, per dire. Forse ho il genio ma mi manca la sregolatezza, per citare un adagio. Non sono una persona completamente astratta, che può reggere a lungo ritmi confusi sostenuta dalle droghe e che vuole stare sempre al centro dell’attenzione, oppure che ha improvvise ispirazioni che la tengono incatenata per mesi e mesi a qualcosa: io mi drogo moderatamente, quando ce n’è, dopo un po’ che mi alzo tardi sbrocco e inizio a svegliarmi di nuovo ad orari civili, passo periodi di detox e le mie ispirazioni al massimo mi durano una notte in cui scrivo cazzate sul blog. Sono una solitaria ma mi piace anche calarmi fra la gente e sentire un po’ di calore umano, mi piace portare la bellezza e gratificarmi del piacere di chi la riceve. Per questo mi sono inventata questo curioso lavoro del trucco e coaching: quando pitto la faccia a qualcuno, dopo che ha tirato fuori qualcosa di autentico e ha scelto quale versione di se stesso vuole diventare, beh dà soddisfazione. Vedere il viso di una donna che si illumina perché ho individuato il suo stile, perché si è sentita bella e sicura di sé grazie a me è una cosa che, effettivamente, mi gratifica e si adatta perfettamente allo stile di vita che ho scelto. Ovvero lavorare a fasi alterne, avere sempre soldi e non prendere ordini da nessuno.

La verità è che io voglio essere sfacciatamente felice. Non tutti sono pronti a capirlo, specialmente a sostenerlo. Essere felici costa fatica, richiede ambizione e coraggio ed è infinitamente più semplice crogiolarsi nella mediocrità, nella tristezza, nel mal comune mezzo gaudio. Io non sono una persona invidiata, tengo un low profile perché sono scaramantica. Però a volte ho percepito l’invidia altrui, soprattutto lavorando in uffici italiani dove è pieno di gente che non vuole essere felice. A me sembra che queste persone si incatenino da sole, si seppelliscano dietro una montagna di scuse e vogliano affossare l’altro per legittimarsi. Io non sono competitiva, né nociva, solamente colgo il meglio dalla situazione in cui mi trovo: non essere sposata e non avere dei figli. Uno dei motivi per cui forse ho avuto questa idea dell’empowerment femminile attraverso il trucco è che noto un grande maschilismo ancora presente, promosso specialmente dalle donne e questa cosa mi manda ai matti. Ci si impone di desiderare un marito, una famiglia e di sentirci delle fallite se non li otteniamo. Lo spiegherò meglio dopo, comunque ripeto che io credo nell’amore, solo non penso affatto di essere triste o fallita perché ancora non ho figliato e potrei non farlo mai. Non sento la mancanza di nulla e, dovendo mantenere solamente me stessa, posso permettermi di fare una serie di scelte con maggiore libertà di altri. Preferisco quindi spendere i miei soldi in viaggi, in massaggi, cambiare lavoro quando mi gira e godermi la vita piuttosto che accanirmi a trovare un compagno. Chiamatemi scema.

Passiamo all’argomento amore. E’ vero, in questo momento ho poco da dare. Preferisco essere leggera, vedere un uomo perché mi fa piacere la sua compagnia, perché è bello, intelligente, divertente e perché scopa da dio, piuttosto che accollarmene uno con tutto il pacchetto di vacanze, amici, famiglie e musi lunghi vari. Non ho le forze per l’intensità, per votarmi esclusivamente a qualcuno. Sono stanca. Ho dato abbastanza con il narcisista covert e ora sono nauseata. Tant’è che anche lì mi sono data alla macchia, ho chiuso quello che lui lasciava aperto e mi sono sentita dire: tu non soffri. E invece ho passato giorni a piangere così tanto che mi è venuto mal di testa, altri in cui mi veniva da vomitare se lo sentivo, altri ancora in cui avevo perso qualsiasi gioia di vivere e mi sforzavo di uscire di casa solo per non sentirmi morta. Ho accettato il dolore e accettato che non c’era amore, che questa persona ha compiuto dei passi nella mia direzione in modo confuso ma che in fondo non era convinta e che, invece di ammetterlo, ha preferito vigliaccamente accusarmi di colpe che non mi competevano. Esaurito il dispiacere, ho perso proprio la fantasia di ributtarmi in un altro casino del genere. Per cui ora voglio solo divertimento, sesso, complimenti, cibo, vino, canne, bei panorami. E non faccio del male a nessuno, non illudo, non mi approfitto delle situazioni. Flirto un po’, tutto qua. A quelli che mi accusano di essere un mignottone, rispondo che mi sembra più sano il mio atteggiamento rispetto ai compulsivi dell’amore, che ogni persona che vedono è quella della loro vita. Non ci si innamora ogni cinque minuti e soprattutto bisogna conoscersi prima di tentare anche solo la strada. Sono convinta che prima o poi qualcuno mi rifolgorerà, ma non ho intenzione di sollecitarlo.

I gatti. Tempo fa avevo trovato chi me ne avrebbe dati due. Ho scelto i nomi, li sono andata a conoscere e ho detto che avrei fatto sapere al ritorno da Londra. Mi è salita un’ansia paurosa: non volevo svezzarli, portarli dal veterinario, cambiare la sabbietta, comprare le scatolette. Non volevo dovermi organizzare per lasciarli a qualcuno quando parto. Non volevo stravolgere casa togliendo di mezzo gli oggetti che avrebbero potuto danneggiare. Soprattutto, non volevo sentirmi fissa a Roma. Magari non mi muoverò per un bel po’, però non sopporto che sia qualcun altro a vincolarmi. Così ho rinunciato, ho detto che ho un lavoro a Londra e che devo viaggiare spesso (cosa vera). Sono stata tacciata di felinicidio e ora c’è chi mi ha tolto il saluto per questo. I gatti però non ce l’hanno con me perché ho dovuto evitare questi due ma Pampero, il gatto della vicina, mi ha adottata e spesso e volentieri mi bussa dalla finestra e viene in visita. Dorme, se è fortunato mangia, fa le fusa e a me va bene così. So che posso farlo uscire. La volta che si è fermato per la notte mi sono sentita anche un po’ oppressa, con tutto che lo adoro. Per cui decisamente va bene così, un gatto in comodato d’uso senza impegno. Più onesto per i felini, più onesto per me.

Finché questa barca va, la lascio andare. Ci saranno cicli diversi, più intensi, poi altri ugualmente tranquilli come questo. Io nel frattempo continuo a divertirmi, perché è nell’ordine naturale delle cose. Se voleste farlo anche voi, se siete BRM incazzati o lavoratori oppressi, assumetemi come coach: risultati garantiti.

E ora scusate ma vado a cenare con degli omaggi galantemente forniti da un uomo.

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Consigli capitolini per farla capitolare

Di recente è stato insinuato che il mio blog sia troppo cattivo. In particolare verso gli uomini.

“Se leggono i cappottoni che fai agli altri, si spaventano e poi non ci provano”. (Tiè)

Sfatiamo subito questo mito: è una cazzata che chi legge il blog poi non ci provi con me, anzi. Sono obiettivamente spassosissima, chi si sente minacciato e scappa è un insicuro rancoroso e, in tal caso, ben venga il filtro.

Oppure chi scappa è perché non ha letto il post sulla Hollywood.

E poi c’è da dire che le storie tragicomiche fanno più ridere rispetto a quelle in cui fila tutto liscio, del resto nemmeno nei telegiornali le notizie buone tirano. Aggiungiamo che sono un po’ scaramantica e fatico a condividere i momenti veramente belli con il mondo. Mi piace tenerli privati, ma questo non vuol dire che non li apprezzi o non li ricordi.

“Dovresti scrivere un libro in cui dai consigli agli uomini su come comportarsi per rimorchiare, sarebbe un successo”.

Lì per lì ho pensato: boh, me la cavo meglio a narrare di casi umani. Però si sa che sono sensibile alle lusinghe, questa poi ha anche un riscontro pecuniario oltre che filantropico, per cui chi sono io per non calare su di voi come angelo benefico? Lo feci già una volta con la Guida per il Motoscafo Perfetto e sarebbe carino che spiegassi anche come arrivarci senza arenarsi in alto mare. Del resto, un mondo con più motoscafi è un mondo migliore.

Forte di tali nobili motivi, eccovi dunque il primo capitolo: “Arrivare Sicuramente al Sesso Sicuro: How To”. La base sono esperienze reali che vengono quindi finalmente celebrate (sempre con molta discrezione però, per rispettare la scaramanzia).

  • Educazione: sembrerà scontato, ma assicuratevi di rispettare le regole basi della cortesia. I cafoni, contrariamente a quanto le riviste maschili o qualche femmina pazza può avervi fatto credere, non piacciono a nessuno. Ok, ora sento il coro di BRM (vedi post precedente) che insorge gridando “ma come? Io sono tanto un gentiluomo e mi cannano tutte, mentre quelli che sputano in faccia, prendono a botte e parlano a rutti scopano come ricci!”. Cari amici BRM, queste sono cazzate. Passati i 16 anni, una donna si stufa del bello e dannato e, semmai, vira verso il bello d’annata. Il masochismo infatti è un’emozione forte che può fare presa solo su personalità molto giovani, ancora confuse e in fase di sperimentazione, oppure su tardone che son rimaste adolescenti dentro in quanto sfaccendate, viziate o profondamente disturbate. Ricordate che se una donna vi tromba dopo che siete stati cafoni con lei, ahimé, ci sono altissime probabilità che si riveli una psicopatica e che la scopata vi costi rotture di coglioni infinite. Per cui armatevi di tutto il bonton di cui siete capaci e fate cose semplici come: chiedere garbatamente di uscire, presentarvi in orario agli appuntamenti (insomma, voi nemmeno dovete farvi gli smokey eyes, cosa vi costa?), non tirare pacco all’ultimo minuto, richiamare quando dite che lo farete e scrivere brevi messaggi per informarvi del benessere dell’altra persona. Sono piccoli passi che vi porteranno verso grandi traguardi.
  • Look: strettamente legato al precedente, questo punto implica che vi laviate, profumiate e acconciate in modo da risultare gradevoli alla vista, al tatto e all’olfatto dell’altro. Specialmente se ci tenete a farvi assaggiare al termine della serata, passando quindi al gusto. Anche qui, che “l’omo abbia da puzza’” è una stronzata: chi scarterebbe mai un regalo mal confezionato e maleodorante? Non dico di arrivare con quintali di gel da sembrare leccati da una vacca o con un triplo nodo Windsor anche in spiaggia, ma di essere decorosi rispettando la vostra personalità. Verreste infatti sgamati se adottaste uno stile che non vi appartiene, perché risultereste artificiali, mentre quello su cui dovete puntare è essere a vostro agio. Nel dubbio: va bene tutto tranne il sandalo con il calzino.
  • Modestia: una volta che le vostre maniere impeccabili e il look raffinato vi avranno portati ad un incontro, siate senz’altro ciarlieri ma, per carità, evitate di essere logorroici soprattutto su un tema: voi. I deliri di onnipotenza hanno la stessa fetta di pubblico su cui ha presa la cafonaggine (vedi punto 1), con l’aggiunta di acchiappare anche le mitiche gold-diggers, ovvero donne che fingeranno di essere interessate alla storia della vostra vita unicamente per ottenerne un tornaconto monetario o, peggio, per piazzarsi. Fa molto piacere scoprire qualcosa sull’altro, ma ascoltare per ore un monologo su quanto solo voi siete bravi, belli, ricchi e potenti risulta profondamente noioso. Per cui, anche se siete il CEO di una multinazionale, avete scalato l’Everest a mani nude per salvare un gattino o riempite gli stadi con i vostri concerti, dosate gli auto-elogi perché chi si loda si sbroda. Se però siete Eminem, venite direttamente in camera mia.
  • Cervello: anche se si tratta si una botta e via, ricordate che l’erotismo delle donne inizia dalla mente per cui, se entrate nei loro pensieri, praticamente ve l’hanno già data. Di pari passo con il punto precedente, mostratevi aperti, curiosi, fate domande sull’altra persona e, solo quando tocca a voi parlare, raccontate brevi storie interessanti che mettano in luce i vostri lati migliori. Mostrate di avere una vita piena, un lavoro stimolante, un minimo di cultura e di conoscenza del mondo. Se proprio non li avete, inventateli con gusto. Mai fare scena muta, se la logorrea e la megalomania non vanno bene, anche l’eccessiva chiusura e mosceria possono far scappare. Non siate volgari, non fatevi beccare a guardarle le tette ma fissatela negli occhi e mostratevi colpiti da quello che dice, specialmente se lei è intelligente. Se poi è cretina ma volete scopare lo stesso, per motivi che non questiono, un minimo di conversazione aiuterà comunque l’atmosfera a non sembrare “squallida”, che è uno degli spauracchi più grandi femminili. Le donne sono creature meno visive rispetto agli uomini: apprezzeranno le vostre spalle larghe, i vostri bicipiti e un culo di marmo ma avranno veramente voglia di fare sesso con voi se vi riterranno intelligenti, come il fiorire di serie tv sui nerd insegna. Brainy is the new sexy.
  • Ironia: l’intelligenza e la cultura contano, ma possono rivelarsi dei clamorosi autogol se non sono scaldati dalla mitica ironia. Ebbene sì: vi siete fatti un culo così per arrivare puntuali, vestirvi bene, non vantarvi della promozione che avete avuto di recente e avete spiegato la teoria delle stringhe meglio di Stephen Hawking ma lei, incredibilmente, finge un mal di testa e vi congeda lasciandovi in bianco. Cosa avete sbagliato? Senza svelarvi in anticipo i prossimi punti, vi dico che probabilmente non l’avete fatta ridere. Già, “voglio un uomo che mi faccia ridere” è una delle frasi più popolari delle donne, seguita da “in un uomo guardo le mani e come le muove” e da “Scamarcio è basso però ha uno sguardo, con quegli occhi verdi bellissimi che fanno contrasto con i capelli neri”. Senza dilungarci sulle ultime due, anche perché la cosa delle mani non l’ho mai capita (mi basta che non abbiate le unghie nere), la prima direi che è imprescindibile, come prova uno dei miei modelli di vita ovvero Jessica Rabbit: una rossa formosa che sta con un coniglio perché la fa ridere. Non è cattiva, la disegnano così. Far ridere non vuol dire essere dei buffoni, ma avere la capacità di cogliere il lato comico delle situazioni, di non prendersi troppo sul serio, di sfottere delicatamente anche lei. Se i nerd di cui accennavo prima trombano non è solo perché sono scienziati, ma perché sono autoironici, dunque coscienti dei propri limiti e abbastanza sicuri di sé da scherzarci su. Se c’è una cosa che a me fa venire subito voglia di fare sesso con qualcuno, anche prima di conoscerlo, è la schermaglia intellettuale: punzecchiami e ti solleverò il mondo. Il mio regno per una battuta. Lo humour, alla fine, è un sovvertire momentaneamente l’ordine delle cose, un paradosso, e se tu sei stato così intelligente da cogliere qualche dettaglio di me e poi usarlo con ironia, complimenti. Se poi sei in grado di fare la stessa cosa con te stesso, hai vinto. Anche qui, però, non bisogna strafare e soprattutto oltrepassare il sottile limite fra lo sfottò bonario e la presa per il culo: un pizzico di sarcasmo va bene, la supponenza e gli insulti no.
  • Galanteria: per aiutarvi a legare tutti i punti finora esposti, pensate che siamo in un contesto preciso. Quello del corteggiamento. Ancora, pure nel caso di una botta e via, a meno che non stiate andando a prostitute sappiate che la chiave per chiavare (non ho saputo resistere, dopo il pippone sulla simpatia) è la galanteria. L’altra persona deve sentirsi ammirata, apprezzata, desiderata, trattata con riguardo, frutto di una selezione perché nessuno vuole trombare solo grazie al fatto che respira, le donne poi meno che mai. Magari non ti vedremo mai più, viviamo a km e km di distanza, amiamo un altro, siamo sposate, con figli, tu sei sposato e con figli, spacci, ma cascasse il mondo, al momento di dartela dobbiamo sentirci uniche. Come minimo sindacale, vogliamo sentirci speciali. Per cui via quegli odiosi “avete voluto la parità? Allora dividiamo il conto” o “se una donna perde ore ad acchittarsi per uscire con me penso sia una cretina” o, peggio ancora, “ti preferivo con il trucco”. Aprite le porte e le portiere, fatela passare per prima, reggetele i carichi pesanti, fatele complimenti brevi e sinceri, ma frequenti e soprattutto pagate il conto. Ok, lo so che ora il solito coro di BRM insorgerà furioso, unito a quello dei tirchi incalliti, ma è molto semplice: innanzitutto non c’è alcuna parità, ancora. La vita di una donna è mediamente molto più difficile rispetto a quella di un uomo. Spiegherò in un altro post il perché, già mi sto dilungando abbastanza, per ora credeteci e basta. Poi c’è molta differenza fra parità ed equivalenza. La prima è semplicemente etica, garanzia di uguali diritti senza discriminazioni, la seconda è uguaglianza speculare che non ha senso e che ammazza la seduzione. Ognuno ha il suo stile, per carità, però è una tradizione culturale, un archetipo se vogliamo, che l’uomo dimostri di apprezzare la compagnia di una donna offrendosi di pagare il conto, che lei educatamente non se lo aspetti e faccia comunque il gesto, che lui gradisca ma rifiuti e concluda la danza pagando. Non pensate di rimetterci: se anche lei vuole colpirvi sicuramente ha speso tempo e denaro per apparire in quel modo, o per arrivare puntuale prendendo un taxi dall’altro capo della città magari. Ovviamente, se la frequentazione perdurasse nel tempo, si può essere più informali dividendosi le spese ma all’inizio, specialmente al primo appuntamento, siate generosi. Anche quando lei vi invita a casa, non arrivate a mani vuote, ma portate da bere e qualche stupefacente. Se proprio non vi drogate, del gelato. Evitate però cioccolato e caffè. Pistacchio, nocciola, cocco, crema catalana e ricotta, fichi e noci dal gelataio a 10 minuti da casa mia vanno benissimo.
  • Positività: diciamo che questo punto condensa gli ultimi due, però merita qualche parola a parte perché si può avere un dark humour molto seducente ed essere galanti come Rodolfo Valentino, per poi rovinare tutto se si cade nel trappolone del pessimismo cosmico. E’ vero che esiste lo spirito della crocerossina e che alcune donne impazziscono per relitti umani da salvare, però anche questo modello sta calando, insieme al bello e dannato, e la realtà è che, specialmente nelle fasi iniziali, si esce con qualcuno per stare bene, per divertirsi e possibilmente per evadere dalla routine o dallo stress, quindi uno che si lamenta per tutto il tempo inizia a puzzare di sfiga. Anche se vi hanno appena licenziati, o non lavorate da mesi, non tenete dineri o la vostra ex vi ha cornificati con il vostro migliore amico, cercate comunque di mantenere un atteggiamento positivo e ottimista verso la vita perché quanto meno risulterete simpatici e coraggiosi. E non finirete vilipesi su un blog.
  • Passione: eccoci arrivati al momento cruciale. Avete cenato in un bel posto, siete vestiti bene, avete offerto le consumazioni, soprattutto quelle alcoliche, vi siete fatti una canna insieme e, complici gli stupefacenti, siete riusciti a ridere e a rilassarvi. Se non vi fate reciprocamente schifo, è probabile che sia arrivato il momento di passare ai fatti. Qui vi do un unico consiglio: seguite l’istinto. Ci vuole un po’ prima di capire chi si ha di fronte e a volte l’intesa fisica non scatta subito, però un minimo di riconoscimento dei segnali altrui e dell’atmosfera generale vi aiuteranno. Nel dubbio, osate: la passione vince sempre. Se ricevete un ceffone, ritiratevi: 50 sfumature di grigio è solo un brutto film. Ad ogni modo, sia che non trombiate da anni o che l’ultimo amplesso sia stato il giorno prima, fatela sentire come l’unica donna al mondo che vorreste avere in quel momento. Niente eccita di più che il desiderio dell’altro.
  • Memoria: siete giunti al traguardo. Avete passato una splendida serata, conclusasi con del sesso sfrenato. Può darsi che non vi rivediate più, in tal caso congedatevi con un po’ di stile, evitando di fare false promesse ma semplicemente confermando che siete stati bene e stop. Per nessun motivo al mondo cedete alla vigliaccheria e sparite: nulla è peggio della rabbia di una donna che ha fatto sesso con uno che sembrava tanto gentile e galante e poi ha fatto un Udinì. Se è intelligente si limiterà a farvi terra bruciata intorno, se non lo è potrebbe addirittura uccidervi. “Mi ha usata”, piangerà lei, “si è approfittato di te”, sentenzieranno le amiche cretine. Molte donne, purtroppo, dimenticano di essersi divertite, di essere state consenzienti e di essersi godute del sano sesso perché spesso ci appiccicano senza dirlo una marea di altre cose, per cui attenti. E anche le donne molto sensate comunque possono rimanere male di non essere congedate, non è carino in effetti. Se invece la cosa proseguisse, il tipo di interazione si definirà con il tempo e in base a vari fattori ma, qualsiasi sia la natura del rapporto, mantenete sempre alti tutti gli standard rispettati sinora. Avete comunque a che fare con una persona che sta concedendo parte del suo tempo e delle sue attenzioni a voi, merita che la trattiate bene. Per cui scrivetele, chiamatela, ricordatevi quello che vi dice, come si veste e soprattutto come si sveste. Se volete scopare ancora, diteglielo assolutamente e con dovizia di dettagli. Mandatele messaggini piccanti, omaggi floreali, imbrattate i marciapiedi, indossate magliette della salute con scritto “sei unica”. Anche se sono idee riciclate faranno sempre la loro porca figura. E lei farà la porca con voi.

 

Vi lascio riflettere su questo saggio ennalogo. E dimenticavo: adoro anche il gelato al gusto cheescake alla fragola.

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