Protetto: London calling

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Pubblicato in Ammore, Scissioni

Sext and the city

E’ da qualche tempo che ho scoperto una pratica erotica piacevolissima, priva di controindicazioni (salvo un lieve dolore di pollice in caso di uso eccessivo) ed estremamente conciliabile con la frenesia della vita metropolitana: il sexting.

Sì, sento alcuni puritani storcere il naso, al solito grido che la “vita reale” è un’altra cosa, che qui si rischia l’alienazione, ridateci il digital divide e così via. Certo, fare sesso dal vivo è un’esperienza più completa e indubbiamente più intensa. Non dico che potrei sostituirlo con il sexting, ci mancherebbe.

Il sexting, amici miei, è come il sushi: non potrei campare solo di quello, ma ogni tanto me lo concedo come sfizio leggero, trendy, metrosexual. A parte il non avere la fisica presenza del maschio a cui avvilupparsi prima, durante e dopo i quattro salti in padella presenta solo vantaggi. Vediamoli insieme.

  • E’ poco impegnativo: serve solo una app di messaggeria, non c’è bisogno di depilarsi, truccarsi, profumarsi o indossare indumenti scomodi ma si può fingere di averlo fatto (certo che indosso le autoreggenti, caro, le porto sempre quando lavo i piatti)

  • E’ versatile: lo si può fare in qualsiasi momento e luogo, lo si può smettere in qualsiasi momento e luogo

  • Intrattiene: se si è bloccati ad una noiosa riunione di lavoro, in fila da qualche parte, in un lungo viaggio in treno, o dal parrucchiere mentre il colore è in posa ecco che il sexting giunge in aiuto per passare il tempo in allegria (in quanto il tempo vola quando ci si diverte)

  • E’ multimediale: si scrive, ci si scambiano foto, video, audio. Giusto un po’ di attenzione alla qualità dei materiali e soprattutto a quella del ricevente, dato che verba volant ma internet manent

  • E’ un ego boost: magari si ha avuto una giornata da schifo, si sono presi 5 kg, si sta sciatti sul divano con un bustone di bruscolini ed ecco che arriva un messaggio di qualcuno che vi trova veramente magnifici

  • Abbatte le distanze: ci fu un tempo in cui sextavo con il cuoco di New York, con uno di Roma e con il pregiudicato in Giappone. Ho potuto fregiarmi del fatto che sui miei uomini non calasse mai il sole

  • E’ poliamoroso: suvvia, il sexting non sono corna, è un po’ come il porno ma più di classe (sempre previa scelta di contenuti e interlocutori)

  • E’ un ottimo preliminare: cosa c’è di più divertente che stuzzicare un amante, immaginando cosa si farà insieme nel prossimo futuro?

  • E’ un antidoto alla nostalgia: cosa c’è di più dolce che rimembrare insieme ad un amante cosa si è fatto in un recente (o remoto) passato?

  • E’ meglio di un preservativo: non si rimane incintole, non si prendono malattie veneree. Al massimo un virus informatico

  • Accresce la cultura: mi è successo di scambiarmi recitazioni di poesie con un inglese, per esempio. E, come nel film “The reader”, ciò arrapava. Solo che io non sono una nazista

  • Si imparano le lingue straniere: vedi l’esempio precedente

  • Stimola la creatività: dietro uno schermo si hanno meno inibizioni, per cui si possono esplorare e condividere fantasie che magari dal vivo si avrebbe qualche remora a dichiarare. Un po’ come l’alcool o le droghe ma senza gli effetti collaterali

Insomma, fedeli lettori, vi ho convinti? Per essere a mia volta fedele alla tradizione, dispenso anche qualche piccola regola di sextiquette: siate educati, cogliete l’umore e lo stile dell’altro, no foto del cazzo.

E quando dico foto del cazzo, non mi riferisco solo alla metafora. Menzione d’onore, a questo proposito, ad un tizio di Tinder che piazzò come foto profilo appunto il suo cazzo, scrivendo nella descrizione: “abito a Fulham, mi piacerebbe conoscere ragazze carine per un drink, e poi chissà”.

Chissà…

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La sostenibile leggerezza dell’essere

E’ un periodo in cui sono leggera. A parte che sto dimagrendo perché faccio fitness praticamente ogni giorno e mangio bene, il che come sapete è sempre una delle mie vanterie preferite, sono proprio leggera dentro.

Sul lavoro me la sto prendendo molto con calma, sperimentando varie opzioni senza affannarmi troppo per ora.

Con l’uomo mantengo un grande disimpegno, prendendo le cose buone e rifiutando i fastidi.

Con i gatti idem, ci scambiamo molto affetto e fusa ma non devo pensare al mangiare, al veterinario e soprattutto alla sabbietta perché mi spupazzo solo quelli degli altri.

Lo so cosa state pensando: sono una vera stronza. Che, da qualche tempo, è diventata un’altra delle mie vanterie preferite. Ebbene, fedeli lettori, lo sono. Sono stronza nel senso che mi sento padrona della mia vita e libera di condurla come piace a me, non come vorrebbero gli altri. Anche perché, diciamocelo: gli altri non saranno mai felici, impossibile accontentarli tutti. Nella misura in cui non faccio del male a nessuno, l’unica persona che devo soddisfare sono io. Ci trovate qualcosa di brutto? Io no. Si parla tanto di quest’epoca come l’era del narcisismo, del disimpegno, delle relazioni “fluide”. Mah. Io sicuramente ho una sana vanità, ma non sono certo una cinica e tanto meno una grande promiscua. Sono semplicemente una persona che ha esaurito le scorte di masochismo e ha deciso di virare verso il piacere, eliminando o quanto meno minimizzando il dolore. Non ho cinismo, ho solo buon senso. E una dose solida di autostima, che mi sono costruita negli anni, anche grazie alle mazzate ricevute.

Come ci sono arrivata?

Ripartiamo dal lavoro. Non avendo un impiego fisso, ovviamente ho il mondo contro, mi si rinfaccia di tutto ma in realtà questo è il campo in cui sono meno superficiale perché sto facendo un mero calcolo economico di cosa posso permettermi e per quanto tempo, sapendo perfettamente che dovrò fare delle scelte a un certo punto. La leggerezza mi serve solamente a capire quali, per realizzare finalmente il mio sogno di lavorare di meno, guadagnare come o più di prima e divertendomi pure. Lo so, fa rosicare. Specialmente le persone rassegnate, rancorose e che di fondo non hanno voglia di fare una mazza, salvo lamentarsi. Cari amici, surprise: io mi sono fatta il culo finora. Sono emigrata in un giorno, senza avere una casa, senza conoscere nessuno, senza parlare manco troppo bene la lingua del posto e, assolutamente, senza avere idea del lavoro che sarei andata a fare però ho semplicemente mosso le chiappe e sono partita. Sono stata mobbizzata, discriminata in quanto femmina, o italiana, o addirittura romana. Sono stata sottovalutata e apertamente attaccata. Mi sono sentita uno schifo a volte, ho dubitato dell’unica capacità di cui mi son sempre sentita sicura ovvero il mio cervello. Ho pensato che gli altri fossero tutti più bravi, più scaltri, più preparati di me. A volte lo erano.

Sono stata però anche sopravvalutata, o semplicemente valutata correttamente e valorizzata. Sono stata incoraggiata, mi è stata data fiducia e sono cresciuta. Sono stata apprezzata, adorata, anche omaggiata di avances sessuali talvolta ricambiate. Sono stata pubblicamente lodata e difesa. Sono stata corteggiata da più aziende, sono stata aiutata, sono stata capita e stimata. Con il tempo ho imparato a conoscermi, a individuare i miei punti di forza e quelli in cui devo migliorare. O meglio, in cui voglio migliorare, perché ho anche realizzato che certe cose non mi interessano mentre altre sì. Ci è voluto un po’, ma mi sono resa conto che, per quanto il lavoro dipendente presenti dei vantaggi come uno stipendio fisso, dei benefits e una certa struttura, io lo detesto abbastanza. Mi ci adatto, ma non è la mia natura quella di alzarmi presto al mattino, recarmi sempre nello stesso posto, sedermi davanti a un computer a fare dei lavori il più delle volte finto intellettuali di cui, in fondo, non mi importa niente. Per quanto sia costretta a tenere dei ritmi più o meno regolari, mi sembra dopo un po’ che in realtà mi si stia atrofizzando il cervello. In due parole: mi annoio. Per non parlare di quando, invece, inizia ad esserci pressione per cui mi annoio di meno ma mi affatico togliendo tempo alla mia vita privata oppure, più raramente, mi sale l’ansia. Non fa per me. Ho visto, invece, che mi trovo a mio agio quando lavoro in modo indipendente. Sia che debba farlo da sola, da casa, oppure che collabori con qualcuno fuori, comunque mi piace l’idea di dover fornire un servizio o dare una consulenza mirata e soprattutto circoscritta nel tempo. Mi stimola dovermi procacciare i clienti, creare un progetto, vendermi e soprattutto sapere che posso scegliere di volta in volta cosa fare. Certo, ci vuole del tempo per mettere su un business che sia solido e redditizio. Ho ancora una marea di cose da imparare e certe volte dubito di me stessa, ho paura di non farcela. Ma la molla di non voler tornare dove ero prima mi spinge ad andare avanti, e ogni esperienza che faccio aumenta di un gradino la mia consapevolezza. Ad esempio, ho capito che i soldi contano. Sì, qui in Italia è volgare ammetterlo, specialmente in certi ambienti radical chic dove circola un sacco di pecunia ma si finge di campare d’aria. Io invece penso che il denaro sia essenziale: è la prima forma di riconoscimento per un lavoro ben fatto e un grandissimo pilastro verso la libertà. Se vengo pagata so che il mio servizio è stato apprezzato e con quei soldi posso permettermi di pagare le spese e di concedermi dei lussi: viaggi, vestiti, cibo buono, arte, massaggi. Soprattutto, posso permettermi tempo e privacy: posso pagare qualcuno perché mi aiuti a pulire casa, posso dormire fino alle 10 del mattino, posso andare in piscina, al parco e posso frequentare le persone per il piacere di farlo e non per bisogno. Quindi sì, i soldi sono fondamentali. Poi c’è la passione: non è un mistero che si renda meglio quando si fa qualcosa che ci piace. Io non ho il fuoco sacro dell’artista probabilmente, è una dura realtà con cui sono scesa a patti negli anni ma l’ho ammesso. Sono creativa, estrosa, ho molto senso estetico e sono portata per le arti figurative, per i lavori manuali e di precisione, ho orecchio musicale e me la cavo anche a cantare e recitare, ma dubito che sarò mai una donna di spettacolo o una pittrice, per dire. Forse ho il genio ma mi manca la sregolatezza, per citare un adagio. Non sono una persona completamente astratta, che può reggere a lungo ritmi confusi sostenuta dalle droghe e che vuole stare sempre al centro dell’attenzione, oppure che ha improvvise ispirazioni che la tengono incatenata per mesi e mesi a qualcosa: io mi drogo moderatamente, quando ce n’è, dopo un po’ che mi alzo tardi sbrocco e inizio a svegliarmi di nuovo ad orari civili, passo periodi di detox e le mie ispirazioni al massimo mi durano una notte in cui scrivo cazzate sul blog. Sono una solitaria ma mi piace anche calarmi fra la gente e sentire un po’ di calore umano, mi piace portare la bellezza e gratificarmi del piacere di chi la riceve. Per questo mi sono inventata questo curioso lavoro del trucco e coaching: quando pitto la faccia a qualcuno, dopo che ha tirato fuori qualcosa di autentico e ha scelto quale versione di se stesso vuole diventare, beh dà soddisfazione. Vedere il viso di una donna che si illumina perché ho individuato il suo stile, perché si è sentita bella e sicura di sé grazie a me è una cosa che, effettivamente, mi gratifica e si adatta perfettamente allo stile di vita che ho scelto. Ovvero lavorare a fasi alterne, avere sempre soldi e non prendere ordini da nessuno.

La verità è che io voglio essere sfacciatamente felice. Non tutti sono pronti a capirlo, specialmente a sostenerlo. Essere felici costa fatica, richiede ambizione e coraggio ed è infinitamente più semplice crogiolarsi nella mediocrità, nella tristezza, nel mal comune mezzo gaudio. Io non sono una persona invidiata, tengo un low profile perché sono scaramantica. Però a volte ho percepito l’invidia altrui, soprattutto lavorando in uffici italiani dove è pieno di gente che non vuole essere felice. A me sembra che queste persone si incatenino da sole, si seppelliscano dietro una montagna di scuse e vogliano affossare l’altro per legittimarsi. Io non sono competitiva, né nociva, solamente colgo il meglio dalla situazione in cui mi trovo: non essere sposata e non avere dei figli. Uno dei motivi per cui forse ho avuto questa idea dell’empowerment femminile attraverso il trucco è che noto un grande maschilismo ancora presente, promosso specialmente dalle donne e questa cosa mi manda ai matti. Ci si impone di desiderare un marito, una famiglia e di sentirci delle fallite se non li otteniamo. Lo spiegherò meglio dopo, comunque ripeto che io credo nell’amore, solo non penso affatto di essere triste o fallita perché ancora non ho figliato e potrei non farlo mai. Non sento la mancanza di nulla e, dovendo mantenere solamente me stessa, posso permettermi di fare una serie di scelte con maggiore libertà di altri. Preferisco quindi spendere i miei soldi in viaggi, in massaggi, cambiare lavoro quando mi gira e godermi la vita piuttosto che accanirmi a trovare un compagno. Chiamatemi scema.

Passiamo all’argomento amore. E’ vero, in questo momento ho poco da dare. Preferisco essere leggera, vedere un uomo perché mi fa piacere la sua compagnia, perché è bello, intelligente, divertente e perché scopa da dio, piuttosto che accollarmene uno con tutto il pacchetto di vacanze, amici, famiglie e musi lunghi vari. Non ho le forze per l’intensità, per votarmi esclusivamente a qualcuno. Sono stanca. Ho dato abbastanza con il narcisista covert e ora sono nauseata. Tant’è che anche lì mi sono data alla macchia, ho chiuso quello che lui lasciava aperto e mi sono sentita dire: tu non soffri. E invece ho passato giorni a piangere così tanto che mi è venuto mal di testa, altri in cui mi veniva da vomitare se lo sentivo, altri ancora in cui avevo perso qualsiasi gioia di vivere e mi sforzavo di uscire di casa solo per non sentirmi morta. Ho accettato il dolore e accettato che non c’era amore, che questa persona ha compiuto dei passi nella mia direzione in modo confuso ma che in fondo non era convinta e che, invece di ammetterlo, ha preferito vigliaccamente accusarmi di colpe che non mi competevano. Esaurito il dispiacere, ho perso proprio la fantasia di ributtarmi in un altro casino del genere. Per cui ora voglio solo divertimento, sesso, complimenti, cibo, vino, canne, bei panorami. E non faccio del male a nessuno, non illudo, non mi approfitto delle situazioni. Flirto un po’, tutto qua. A quelli che mi accusano di essere un mignottone, rispondo che mi sembra più sano il mio atteggiamento rispetto ai compulsivi dell’amore, che ogni persona che vedono è quella della loro vita. Non ci si innamora ogni cinque minuti e soprattutto bisogna conoscersi prima di tentare anche solo la strada. Sono convinta che prima o poi qualcuno mi rifolgorerà, ma non ho intenzione di sollecitarlo.

I gatti. Tempo fa avevo trovato chi me ne avrebbe dati due. Ho scelto i nomi, li sono andata a conoscere e ho detto che avrei fatto sapere al ritorno da Londra. Mi è salita un’ansia paurosa: non volevo svezzarli, portarli dal veterinario, cambiare la sabbietta, comprare le scatolette. Non volevo dovermi organizzare per lasciarli a qualcuno quando parto. Non volevo stravolgere casa togliendo di mezzo gli oggetti che avrebbero potuto danneggiare. Soprattutto, non volevo sentirmi fissa a Roma. Magari non mi muoverò per un bel po’, però non sopporto che sia qualcun altro a vincolarmi. Così ho rinunciato, ho detto che ho un lavoro a Londra e che devo viaggiare spesso (cosa vera). Sono stata tacciata di felinicidio e ora c’è chi mi ha tolto il saluto per questo. I gatti però non ce l’hanno con me perché ho dovuto evitare questi due ma Pampero, il gatto della vicina, mi ha adottata e spesso e volentieri mi bussa dalla finestra e viene in visita. Dorme, se è fortunato mangia, fa le fusa e a me va bene così. So che posso farlo uscire. La volta che si è fermato per la notte mi sono sentita anche un po’ oppressa, con tutto che lo adoro. Per cui decisamente va bene così, un gatto in comodato d’uso senza impegno. Più onesto per i felini, più onesto per me.

Finché questa barca va, la lascio andare. Ci saranno cicli diversi, più intensi, poi altri ugualmente tranquilli come questo. Io nel frattempo continuo a divertirmi, perché è nell’ordine naturale delle cose. Se voleste farlo anche voi, se siete BRM incazzati o lavoratori oppressi, assumetemi come coach: risultati garantiti.

E ora scusate ma vado a cenare con degli omaggi galantemente forniti da un uomo.

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Consigli capitolini per farla capitolare

Di recente è stato insinuato che il mio blog sia troppo cattivo. In particolare verso gli uomini.

“Se leggono i cappottoni che fai agli altri, si spaventano e poi non ci provano”. (Tiè)

Sfatiamo subito questo mito: è una cazzata che chi legge il blog poi non ci provi con me, anzi. Sono obiettivamente spassosissima, chi si sente minacciato e scappa è un insicuro rancoroso e, in tal caso, ben venga il filtro.

Oppure chi scappa è perché non ha letto il post sulla Hollywood.

E poi c’è da dire che le storie tragicomiche fanno più ridere rispetto a quelle in cui fila tutto liscio, del resto nemmeno nei telegiornali le notizie buone tirano. Aggiungiamo che sono un po’ scaramantica e fatico a condividere i momenti veramente belli con il mondo. Mi piace tenerli privati, ma questo non vuol dire che non li apprezzi o non li ricordi.

“Dovresti scrivere un libro in cui dai consigli agli uomini su come comportarsi per rimorchiare, sarebbe un successo”.

Lì per lì ho pensato: boh, me la cavo meglio a narrare di casi umani. Però si sa che sono sensibile alle lusinghe, questa poi ha anche un riscontro pecuniario oltre che filantropico, per cui chi sono io per non calare su di voi come angelo benefico? Lo feci già una volta con la Guida per il Motoscafo Perfetto e sarebbe carino che spiegassi anche come arrivarci senza arenarsi in alto mare. Del resto, un mondo con più motoscafi è un mondo migliore.

Forte di tali nobili motivi, eccovi dunque il primo capitolo: “Arrivare Sicuramente al Sesso Sicuro: How To”. La base sono esperienze reali che vengono quindi finalmente celebrate (sempre con molta discrezione però, per rispettare la scaramanzia).

  • Educazione: sembrerà scontato, ma assicuratevi di rispettare le regole basi della cortesia. I cafoni, contrariamente a quanto le riviste maschili o qualche femmina pazza può avervi fatto credere, non piacciono a nessuno. Ok, ora sento il coro di BRM (vedi post precedente) che insorge gridando “ma come? Io sono tanto un gentiluomo e mi cannano tutte, mentre quelli che sputano in faccia, prendono a botte e parlano a rutti scopano come ricci!”. Cari amici BRM, queste sono cazzate. Passati i 16 anni, una donna si stufa del bello e dannato e, semmai, vira verso il bello d’annata. Il masochismo infatti è un’emozione forte che può fare presa solo su personalità molto giovani, ancora confuse e in fase di sperimentazione, oppure su tardone che son rimaste adolescenti dentro in quanto sfaccendate, viziate o profondamente disturbate. Ricordate che se una donna vi tromba dopo che siete stati cafoni con lei, ahimé, ci sono altissime probabilità che si riveli una psicopatica e che la scopata vi costi rotture di coglioni infinite. Per cui armatevi di tutto il bonton di cui siete capaci e fate cose semplici come: chiedere garbatamente di uscire, presentarvi in orario agli appuntamenti (insomma, voi nemmeno dovete farvi gli smokey eyes, cosa vi costa?), non tirare pacco all’ultimo minuto, richiamare quando dite che lo farete e scrivere brevi messaggi per informarvi del benessere dell’altra persona. Sono piccoli passi che vi porteranno verso grandi traguardi.
  • Look: strettamente legato al precedente, questo punto implica che vi laviate, profumiate e acconciate in modo da risultare gradevoli alla vista, al tatto e all’olfatto dell’altro. Specialmente se ci tenete a farvi assaggiare al termine della serata, passando quindi al gusto. Anche qui, che “l’omo abbia da puzza’” è una stronzata: chi scarterebbe mai un regalo mal confezionato e maleodorante? Non dico di arrivare con quintali di gel da sembrare leccati da una vacca o con un triplo nodo Windsor anche in spiaggia, ma di essere decorosi rispettando la vostra personalità. Verreste infatti sgamati se adottaste uno stile che non vi appartiene, perché risultereste artificiali, mentre quello su cui dovete puntare è essere a vostro agio. Nel dubbio: va bene tutto tranne il sandalo con il calzino.
  • Modestia: una volta che le vostre maniere impeccabili e il look raffinato vi avranno portati ad un incontro, siate senz’altro ciarlieri ma, per carità, evitate di essere logorroici soprattutto su un tema: voi. I deliri di onnipotenza hanno la stessa fetta di pubblico su cui ha presa la cafonaggine (vedi punto 1), con l’aggiunta di acchiappare anche le mitiche gold-diggers, ovvero donne che fingeranno di essere interessate alla storia della vostra vita unicamente per ottenerne un tornaconto monetario o, peggio, per piazzarsi. Fa molto piacere scoprire qualcosa sull’altro, ma ascoltare per ore un monologo su quanto solo voi siete bravi, belli, ricchi e potenti risulta profondamente noioso. Per cui, anche se siete il CEO di una multinazionale, avete scalato l’Everest a mani nude per salvare un gattino o riempite gli stadi con i vostri concerti, dosate gli auto-elogi perché chi si loda si sbroda. Se però siete Eminem, venite direttamente in camera mia.
  • Cervello: anche se si tratta si una botta e via, ricordate che l’erotismo delle donne inizia dalla mente per cui, se entrate nei loro pensieri, praticamente ve l’hanno già data. Di pari passo con il punto precedente, mostratevi aperti, curiosi, fate domande sull’altra persona e, solo quando tocca a voi parlare, raccontate brevi storie interessanti che mettano in luce i vostri lati migliori. Mostrate di avere una vita piena, un lavoro stimolante, un minimo di cultura e di conoscenza del mondo. Se proprio non li avete, inventateli con gusto. Mai fare scena muta, se la logorrea e la megalomania non vanno bene, anche l’eccessiva chiusura e mosceria possono far scappare. Non siate volgari, non fatevi beccare a guardarle le tette ma fissatela negli occhi e mostratevi colpiti da quello che dice, specialmente se lei è intelligente. Se poi è cretina ma volete scopare lo stesso, per motivi che non questiono, un minimo di conversazione aiuterà comunque l’atmosfera a non sembrare “squallida”, che è uno degli spauracchi più grandi femminili. Le donne sono creature meno visive rispetto agli uomini: apprezzeranno le vostre spalle larghe, i vostri bicipiti e un culo di marmo ma avranno veramente voglia di fare sesso con voi se vi riterranno intelligenti, come il fiorire di serie tv sui nerd insegna. Brainy is the new sexy.
  • Ironia: l’intelligenza e la cultura contano, ma possono rivelarsi dei clamorosi autogol se non sono scaldati dalla mitica ironia. Ebbene sì: vi siete fatti un culo così per arrivare puntuali, vestirvi bene, non vantarvi della promozione che avete avuto di recente e avete spiegato la teoria delle stringhe meglio di Stephen Hawking ma lei, incredibilmente, finge un mal di testa e vi congeda lasciandovi in bianco. Cosa avete sbagliato? Senza svelarvi in anticipo i prossimi punti, vi dico che probabilmente non l’avete fatta ridere. Già, “voglio un uomo che mi faccia ridere” è una delle frasi più popolari delle donne, seguita da “in un uomo guardo le mani e come le muove” e da “Scamarcio è basso però ha uno sguardo, con quegli occhi verdi bellissimi che fanno contrasto con i capelli neri”. Senza dilungarci sulle ultime due, anche perché la cosa delle mani non l’ho mai capita (mi basta che non abbiate le unghie nere), la prima direi che è imprescindibile, come prova uno dei miei modelli di vita ovvero Jessica Rabbit: una rossa formosa che sta con un coniglio perché la fa ridere. Non è cattiva, la disegnano così. Far ridere non vuol dire essere dei buffoni, ma avere la capacità di cogliere il lato comico delle situazioni, di non prendersi troppo sul serio, di sfottere delicatamente anche lei. Se i nerd di cui accennavo prima trombano non è solo perché sono scienziati, ma perché sono autoironici, dunque coscienti dei propri limiti e abbastanza sicuri di sé da scherzarci su. Se c’è una cosa che a me fa venire subito voglia di fare sesso con qualcuno, anche prima di conoscerlo, è la schermaglia intellettuale: punzecchiami e ti solleverò il mondo. Il mio regno per una battuta. Lo humour, alla fine, è un sovvertire momentaneamente l’ordine delle cose, un paradosso, e se tu sei stato così intelligente da cogliere qualche dettaglio di me e poi usarlo con ironia, complimenti. Se poi sei in grado di fare la stessa cosa con te stesso, hai vinto. Anche qui, però, non bisogna strafare e soprattutto oltrepassare il sottile limite fra lo sfottò bonario e la presa per il culo: un pizzico di sarcasmo va bene, la supponenza e gli insulti no.
  • Galanteria: per aiutarvi a legare tutti i punti finora esposti, pensate che siamo in un contesto preciso. Quello del corteggiamento. Ancora, pure nel caso di una botta e via, a meno che non stiate andando a prostitute sappiate che la chiave per chiavare (non ho saputo resistere, dopo il pippone sulla simpatia) è la galanteria. L’altra persona deve sentirsi ammirata, apprezzata, desiderata, trattata con riguardo, frutto di una selezione perché nessuno vuole trombare solo grazie al fatto che respira, le donne poi meno che mai. Magari non ti vedremo mai più, viviamo a km e km di distanza, amiamo un altro, siamo sposate, con figli, tu sei sposato e con figli, spacci, ma cascasse il mondo, al momento di dartela dobbiamo sentirci uniche. Come minimo sindacale, vogliamo sentirci speciali. Per cui via quegli odiosi “avete voluto la parità? Allora dividiamo il conto” o “se una donna perde ore ad acchittarsi per uscire con me penso sia una cretina” o, peggio ancora, “ti preferivo con il trucco”. Aprite le porte e le portiere, fatela passare per prima, reggetele i carichi pesanti, fatele complimenti brevi e sinceri, ma frequenti e soprattutto pagate il conto. Ok, lo so che ora il solito coro di BRM insorgerà furioso, unito a quello dei tirchi incalliti, ma è molto semplice: innanzitutto non c’è alcuna parità, ancora. La vita di una donna è mediamente molto più difficile rispetto a quella di un uomo. Spiegherò in un altro post il perché, già mi sto dilungando abbastanza, per ora credeteci e basta. Poi c’è molta differenza fra parità ed equivalenza. La prima è semplicemente etica, garanzia di uguali diritti senza discriminazioni, la seconda è uguaglianza speculare che non ha senso e che ammazza la seduzione. Ognuno ha il suo stile, per carità, però è una tradizione culturale, un archetipo se vogliamo, che l’uomo dimostri di apprezzare la compagnia di una donna offrendosi di pagare il conto, che lei educatamente non se lo aspetti e faccia comunque il gesto, che lui gradisca ma rifiuti e concluda la danza pagando. Non pensate di rimetterci: se anche lei vuole colpirvi sicuramente ha speso tempo e denaro per apparire in quel modo, o per arrivare puntuale prendendo un taxi dall’altro capo della città magari. Ovviamente, se la frequentazione perdurasse nel tempo, si può essere più informali dividendosi le spese ma all’inizio, specialmente al primo appuntamento, siate generosi. Anche quando lei vi invita a casa, non arrivate a mani vuote, ma portate da bere e qualche stupefacente. Se proprio non vi drogate, del gelato. Evitate però cioccolato e caffè. Pistacchio, nocciola, cocco, crema catalana e ricotta, fichi e noci dal gelataio a 10 minuti da casa mia vanno benissimo.
  • Positività: diciamo che questo punto condensa gli ultimi due, però merita qualche parola a parte perché si può avere un dark humour molto seducente ed essere galanti come Rodolfo Valentino, per poi rovinare tutto se si cade nel trappolone del pessimismo cosmico. E’ vero che esiste lo spirito della crocerossina e che alcune donne impazziscono per relitti umani da salvare, però anche questo modello sta calando, insieme al bello e dannato, e la realtà è che, specialmente nelle fasi iniziali, si esce con qualcuno per stare bene, per divertirsi e possibilmente per evadere dalla routine o dallo stress, quindi uno che si lamenta per tutto il tempo inizia a puzzare di sfiga. Anche se vi hanno appena licenziati, o non lavorate da mesi, non tenete dineri o la vostra ex vi ha cornificati con il vostro migliore amico, cercate comunque di mantenere un atteggiamento positivo e ottimista verso la vita perché quanto meno risulterete simpatici e coraggiosi. E non finirete vilipesi su un blog.
  • Passione: eccoci arrivati al momento cruciale. Avete cenato in un bel posto, siete vestiti bene, avete offerto le consumazioni, soprattutto quelle alcoliche, vi siete fatti una canna insieme e, complici gli stupefacenti, siete riusciti a ridere e a rilassarvi. Se non vi fate reciprocamente schifo, è probabile che sia arrivato il momento di passare ai fatti. Qui vi do un unico consiglio: seguite l’istinto. Ci vuole un po’ prima di capire chi si ha di fronte e a volte l’intesa fisica non scatta subito, però un minimo di riconoscimento dei segnali altrui e dell’atmosfera generale vi aiuteranno. Nel dubbio, osate: la passione vince sempre. Se ricevete un ceffone, ritiratevi: 50 sfumature di grigio è solo un brutto film. Ad ogni modo, sia che non trombiate da anni o che l’ultimo amplesso sia stato il giorno prima, fatela sentire come l’unica donna al mondo che vorreste avere in quel momento. Niente eccita di più che il desiderio dell’altro.
  • Memoria: siete giunti al traguardo. Avete passato una splendida serata, conclusasi con del sesso sfrenato. Può darsi che non vi rivediate più, in tal caso congedatevi con un po’ di stile, evitando di fare false promesse ma semplicemente confermando che siete stati bene e stop. Per nessun motivo al mondo cedete alla vigliaccheria e sparite: nulla è peggio della rabbia di una donna che ha fatto sesso con uno che sembrava tanto gentile e galante e poi ha fatto un Udinì. Se è intelligente si limiterà a farvi terra bruciata intorno, se non lo è potrebbe addirittura uccidervi. “Mi ha usata”, piangerà lei, “si è approfittato di te”, sentenzieranno le amiche cretine. Molte donne, purtroppo, dimenticano di essersi divertite, di essere state consenzienti e di essersi godute del sano sesso perché spesso ci appiccicano senza dirlo una marea di altre cose, per cui attenti. E anche le donne molto sensate comunque possono rimanere male di non essere congedate, non è carino in effetti. Se invece la cosa proseguisse, il tipo di interazione si definirà con il tempo e in base a vari fattori ma, qualsiasi sia la natura del rapporto, mantenete sempre alti tutti gli standard rispettati sinora. Avete comunque a che fare con una persona che sta concedendo parte del suo tempo e delle sue attenzioni a voi, merita che la trattiate bene. Per cui scrivetele, chiamatela, ricordatevi quello che vi dice, come si veste e soprattutto come si sveste. Se volete scopare ancora, diteglielo assolutamente e con dovizia di dettagli. Mandatele messaggini piccanti, omaggi floreali, imbrattate i marciapiedi, indossate magliette della salute con scritto “sei unica”. Anche se sono idee riciclate faranno sempre la loro porca figura. E lei farà la porca con voi.

 

Vi lascio riflettere su questo saggio ennalogo. E dimenticavo: adoro anche il gelato al gusto cheescake alla fragola.

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Non sono io, sono loro

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, mentre io ancora pianifico molto e lavoro poco la maggior parte della gente è invece industriosa come un’ape e, fra le varie occupazioni, trova anche il tempo di dedicarsi ad una missione di importanza internazionale: accoppiare me.
Con l’arrivo dell’autunno infatti cadono a pioggia, insieme alle foglie, le care vecchie domande che ogni singol del mondo brama di sentirsi porre: “ma come è possibile che una bella/brava/intelligente ragazza come te sia ancora singol?”, “dunque tu non avrai mai figli?”, “deve esserci qualcuno per te lì fuori, forse non hai cercato bene?” Su tutte troneggia la Massima delle Massime: “non serve cercarlo, l’amore arriva quando meno te lo aspetti”.
Ebbene, cari amici, ancora una volta mi diletterò a spiegarvi come sia possibile che un donnino come me, ma proprio come me, non si sia fatto ancora impalmare.
La ragione principale è che, più cresco, più divento la persona che non sapevo di essere ma che, sotto sotto, sono sempre stata: Una Stronza. E me ne vanto assai, lo ammetto sfacciatamente. La Buonissima Wendy è un personaggio che ancora può tornare in auge in contesti opportuni ma, se in passato credevo veramente di essere un’incarnazione di una principessa disneyana, destinata ad un roseo futuro al fianco di un baldo Principe Azzurro e tanti uccellini che al mio cantar avrebbero svolto tutte le faccende domestiche, ora ho capito che sono piuttosto una Principessa Sul Pisello e che gli uccelli sono un film di Hitchcock, che scagazzano in terrazza e che per avere aiuto nelle faccende domestiche si deve pagare qualcuno.
E il Principe Azzurro, chiederete voi? Sempre attenti e vigili, avrete notato che mancava dalla lista delle consapevolezze presenti. Ci arriviamo, ci arriviamo.
Tempo fa ho espresso alcune considerazioni sul momento giusto per fare sesso. Al solito, con grande gentilezza, il link qui. In breve, sono una persona molto istintiva che la sgancia quando le pare e piace. Detesto essere forzata, sia a darla che a non darla. Probabilmente detesto di più la seconda, perché entrano in gioco manipolazioni sociali travestite da morale, da saggi consigli, da romanticismo cheap che mi irritano da morire. Non trovo niente di romantico in una donna che aspetta per “essere considerata seria” e in un uomo che “se lei me la dà subito, mi cala”, mi sembra quanto di più lontano dall’amore possa esistere, piuttosto mi ricorda una transazione commerciale in cui, come amo ripetere, la figa è una merce di scambio.
Orrore.
Oltretutto, non è che io sia cinica. Io credo nell’amore. E’ solo che più vado avanti meno voglio quella forma di amore proposta dai patinati media, dai gruppi sociali, e sì, anche dai film con le principesse Disney.
Principalmente perché i film della Disney finiscono dopo un bacio e un balletto, ma non si scopa mai. Gli uccelli solo per le pulizie di casa, come accennato. Non va bene.
E poi a me il cosiddetto “amore a prima vista”, quello che nel giro di cinque minuti ti porta a convivere, sposarti, figliare, sindacare sulla vita dell’altro mi mette ANSIA. A parte che non ho spazio nell’armadio, ma poi mi sento proprio soffocare al pensiero di avere qualcuno per casa che mi guarda, questiona quello che faccio, organizza cose da fare insieme, mi giudica se un giorno mi gira male, e soprattutto c’è sempre. Sempre. Torno a casa, e c’è lui. Esco di casa, e c’è lui. Sempre lui. Sì, lo so che, anche se non li vedo, ci sono dei lati positivi nella faccenda. Tali da farti desiderare magari di entrare e uscire da casa e trovare lui. E’ che ci vuole un tale culo per trovare qualcuno che, battutona, non ti stia sul culo che mi sembra molto, molto difficile. Sicuramente l’amore come lo intendo io esiste, ma è raro e soprattutto graduale. E’ una scelta che si rinnova di volta in volta e non è affatto detto che sia per sempre. Diciamo che do ragione a Verdone e penso che l’amore sia eterno finché dura. Cosa lo faccia durare non lo so di preciso, di nuovo mi butterei sul culo, ma anche sull’apertura mentale, sulla cura, sulla comprensione e soprattutto sulla seduzione. Seduzione mentale, seguita da quella fisica. Un insieme di intelligenza, coraggio, onestà, dolcezza e passione. Che per me si esprimono in un grandissimo e appropriato senso dell’umorismo, nella capacità di abbracciare di notte e in quella di viaggiare con curiosità. Manchi anche una sola di queste cose, e mi annoio.
Capirete dunque che il filtro sarebbe piuttosto ristretto, se proprio dovessi pensare a fidanzarmi. Ma anche se fossi più facilotta, chi mi si para davanti è, come dire…bizzarro.
Vediamo perché. Che è anche la parte più divertente del post. Anzi, mettiamo ancora più pepe: vi sfido a trovare papabile seppur soltanto uno di questi candidati che vi propongo. Chi ne trova uno vince una cena offerta o cucinata da me.
Andiamo in ordine cronologico negli ultimi tempi, altrimenti mi confondo e divago. Partiamo da Carlo V. La storia completa è qui, come sinossi vi basti sapere che costui era un tizio nato in qualità di spa con gatti, in quanto dotato di stupefacenti, vino e massaggi (e gatti ovviamente), che però ha pensato di giocare al finto fidanzato. Io diffidente, un po’ mi piaceva un po’ no, alla fine ha vinto il no perché ho scoperto che era promesso sposo di una cinese con cui una volta era salito su un elefante. Pianificava di ingravidarla, ma nel frattempo proponeva a me di fare sesso senza precauzioni, così, come la roulette russa (non so se ci sia un equivalente asiatico, in caso vi prego colmate la mia lacuna). Come ho potuto rifiutarmi, come?
Parliamo del Depardieu. L’uomo che “tesoro, sono Bradley Cooper sputato” e che invece era uguale a, appunto, Depardieu dopo che ha sputato in terra. Almeno Depardieu ha fascino, però. Probabilmente è un grande scopatore. Questo invece era grande, grosso e fregnone in quanto ancora viveva con i suoi a quasi 40 anni, per sedurre usava la frase “un giorno moriranno e tutto questo sarà mio (casa all’infernetto), quindi magari anche tuo”, e soprattutto chiudeva le donne in camera se arrivavano i suoi amici in visita. Inoltre ha sbagliato il motoscafo. E si vantava troppo della sua cucina, per poi aver preparato una cena una volta sola. Devo continuare? Devo? Lasciatevi solo dire che, quando mi detti alla macchia, disse: tranquilla, sono un uomo di mondo. E tosto mi cancellò da faccialibro, whatsapp e scàip contemporaneamente.
Arriviamo ad un pezzo da 90: Cristo. Anche su di lui c’è qualche cenno, per pigrizia vi dico solo di guardare il post precedente, comunque vi basti sapere che era un narcisista piuttosto fesso. Arrogante, cafone, rozzo, pessimo scopatore (solo smorza candela, mai altro), eiaculatore precoce, manipolatore scadente, selfomane accanito, fedifrago approssimativo. Per fortuna ha palesato tutte queste belle qualità molto presto, in modo che potessi fare un fugone provvidenziale prima che avanzasse pretese (millantava di volermisi appioppare in casa). Lui pure uomo di mondo: quando son sparita ha pubblicato una vignetta di Snoopy su Instagram con la frase “un tempo si diceva non ti amo più”.
Il problema, tesoro, è che non ti ho mai amato.
Passiamo oltre. Una sera una mia amica, con l’inganno, mi trascina ad una cena dove sarebbe venuto il fratello di una delle commensali: “un uomo magnifico, bello, intelligente, ha vissuto all’estero per anni, divertente, bravissimo sul lavoro, prestante e libero subito. Praticamente te al maschile”.
Io penso: sarà un pacco enorme. E purtroppo ho ragione: il tomo in questione è una specie di Christian Bale dei poveri poveri, ma non è l’aspetto fisico il dramma, è il carattere. Costui fa parte di una categoria che ho inventato al momento, ovvero i BRM. Bravi Ragazzi Molesti. Quelli che “piccola, io ti offro una relazione seria, come fai a non fiondartici? E’ un’occasione imperdibile, se non mi ti accatti sei pazza, o una troia. O tutte e due. Del resto le donne sono tutte troieeeeee!”. Eccetera.
Il BRM infatti mi si piazza accanto (amerei dire che ero la più figa, ma credo fosse stato preventivamente avvisato che fossi “il target”) e, sfoderando un sorriso ammaliatore, esordisce con: sono dei gemelli, mi sono appena lasciato con la mia ex perché ha abortito senza dirmi niente, quella grandissima puttana. Io VOLEVO UNA FAMIGLIA, capisci? Lei me l’ha impedito. Ti va di venire a cena da me? Cucino benissimo. Ah, stai traslocando e sei impegnata? Ma ti aiuto io: ci so fare con le scatole.
Io invece non ci so fare per niente con le scatole, specialmente con quelle che si rompono. Devo continuare? Devo?
Saltiamo un paio di avventure occasionali che, in un caso, si sono trasformate in simpatiche amicizie e quanto meno non hanno rotto i coglioni. Arriviamo subito a lui, la Storia Seria: il narcisista covert depresso.
Ebbene, mi rendo conto che qui abbia peccato di ubris, quando mi sono vantata di scopare a destra e a manca e, soprattutto, di essere ormai immune ai narcisisti. Dimenticavo che l’universo è sempre burlone e che i narcisisti non sono solo degli smargiassi promiscui palloni gonfiati, ma presentano anche la deliziosa variante dei covert: uomini all’apparenza timidi, insicuri, quasi tristanzuoli. Non li cagheresti, però ti fanno una battuta sagace e tu pensi: uè, c’è della verve su Marte. Poi arrivano, portano da mangiare, cucinano, lavano i piatti. Motoscafano, abbracciano come degli orsetti, sbevazzano e passeggiano nel parco. Il tutto sempre con discrezione, senza rompere i coglioni o avanzare pretese moleste. Anzi, fintamente, dopo che si sono installati a casa tua, hanno presentato amici, organizzato cene e fatto qualche programmino esistenziale, rigirano la frittata con un magistrale “hey, stiamo correndo troppo, frena”. Tu cadi nella trappola, confusa da questi segnali contrastanti, e con la coscienza sporca derivata da anni di lavaggio del cervello femminile in cui hanno cercato di inculcarti che le donne si attaccano alle caviglie degli uomini come dei cani pechinesi sbavando per una relazione, ti chiedi se forse non abbia ragione e ti dici: sì sì, rallentiamo, meglio prendere le cose con calma, che ragazzo assennato. Al che lui inizia ad accusarti di non cagarlo e che la sua vita fa schifo per questo, che il mondo intero lo rifiuta, che in Italia non c’è lavoro, che lui ha tanto talento ma ‘sto stronzo di universo non lo riconosce, che ok tu hai provato ad aiutarlo, a far girare il suo cv ma che non serve a niente, la vita fa schifo come ha già detto. Tu allora dici: Houston, abbiamo un problema. Lui dice: è tutta colpa tua, te lo spiegherei se non avessi il latte sul fuoco. Se aspetti un secondo che vado a spegnere il fornello ti richiamo.
E puff, si dilegua. Se tu taci, si lamenta in giro. Se provi a chiarire per chiudere, ti dice che non se la sente. A un certo punto, non te la senti più tu.
Commenti? Io non ne ho.
Arriviamo dunque alle care, vecchie app di cucco. Che ti fanno sempre ricredere sul genere umano: ogni volta pensi che si sia toccato il fondo, invece no, non c’è mai limite al peggio. A parte rarissime eccezioni, noto che ormai scarseggiano i cari, vecchi “ciao, vuoi scopare?” (foto del cazzo facoltativa), ma è tutto un proliferare o di gente che vuole scopare ma ipocritamente finge di essere molto profonda e di volere altro o di, orrore, gente che profonda ci si sente sul serio: i mitici BRM.
Dopo soli tre minuti, alcuni giovanotti spergiurano che sono la donna della loro vita, che il mio sguardo sensuale li ha stregati, che il mio sorriso ironico gli ha scaldato il cuore, che i miei capelli li hanno incantati (sì, non so perché ma ultimamente sono aumentati i tricologi) e propongono di incontrarci per “un drink, e poi chissà”. (Cit., l’amico G saprà a chi mi riferisco) Se io oso avere delle riserve e proporre la frase di Julia Roberts “mi tenta, ma no”, ecco che scatta il mostro, che al confronto Matre in sensualità a corte con le ali da pipistrello era un mini pony: tu, donnaccia, come osi rifiutare? Come? Io ti offro l’Amore, la possibilità di ospitarmi in casa tua, cucinare per me, trovarmi lavoro, ascoltare le mie pippe, farmi pompini, sorbettarti mia madre, fare i lavori di casa e soprattutto stare appiccicati 24 ore su 24. In cambio io sono brutto, basso, ignorante, privo di senso dell’umorismo, spiantato, gretto, bigotto e probabilmente non so scopare perché non vedo figa da anni, salvo quella su youporn. Come osi respingermi? Le donne sono tutte pazze e mignotte.
Wow, mi sento esausta solo a scrivere queste cose, pensate a stare con uno così.
A volte poi il BRM arriva via “vita reale”, quella che secondo gli amici assennati è “il miglior canale per trovare l’Uomo Della Tua Vita”. Altro che le app piene di maniaci, di debosciati: le referenze personali sì che sono la via giusta. E così una notte mi trovo una richiesta di amicizia su faccialibro da parte di uno sconosciuto. All’inizio la ignoro, poi mi viene detto che è un amico di amici che vorrebbe tanto conoscermi. Sudo freddo, per educazione comunque lo accetto, dato che una chat e un piatto di pasta non si rifiutano a nessuno. Le referenze sono: “è tanto spiritoso, ha un lavoro creativo, ha 42 anni e l’ultima storia è finita poco tempo fa, fatica a trovare la donna giusta perché sono tutte matte. Praticamente te al maschile.”
Sorvoliamo sulle differenze sostanziali fra me e questa descrizione, ad ogni modo il tipo si rivela anche peggio di come è stato dipinto: logorroico, pomposo, con poco senso dell’umorismo, rancoroso, esaltato e soprattutto pressante. Per dirvene una: “ho notato che anche tu usi le maiuscole su alcune parole, mimando quello che faccio io. Forse è un rispecchiamento involontario, però mi fa specie questa nostra grande affinità, quasi mi spaventa!”
La mia risposta: “non spaventarti, è il T9 che va a cazzo.”
Per essere educata gli dico che ci uscirei volentieri, però che non mi interessa come uomo ma solo come contatto lavorativo o, potenzialmente, come amico. Ovviamente quest’ultima è una falsità, ma vi ho detto che dovevo essere diplomatica in quanto amico di amici bla bla bla. Lui, come da copione, si offende a morte: l’uomo di mondo che “voglio solo fare conoscenze interessanti,senza aspettative, non sono ossessionato dal trovarmi una donna” replica piccato “forse un giorno ci incontreremo ma non sono interessato ad allargare il mio giro di amicizie o a contatti professionali, pfui, do la priorità a donne “aperte” ad una relazione seria”.
Non ho ben capito l’uso delle virgolette su “aperte”, ma si sa che io sono una donnaccia e dunque molte cose mi sfuggono. Agli amici comuni dice: “non ci vedremo, abbiamo obiettivi diversi. Se si fosse trattato di incontrarci per vincere le sue resistenze, ok, ma così non mi sento proprio di fare la fatica”. Gli amici dicono: “è stato super diplomatico e tranquillo, peccato, forse non vi siete capiti, forse di persona vi sareste piaciuti”. Io li ringrazio, ma ancora una volta mi appello alla frase di Julia Roberts.
Capirete adesso perché, ragionevolmente, ritengo di essere finalmente diventata Una Stronza. E le stronze, si sa, non cucinano e non offrono la cena. Tutto torna.
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Hello spanking

Fide lettrici e fidi lettori, buongiorno. Il titolo, come sempre, è intrigante e rimanda a grandi porcate ma, come altrettanto spesso avviene, si tratta del mio solito fumo senza arrosto.

Ora che ho abbassato sufficientemente le vostre aspettative, partiamo pure con gli aggiornamenti degli ultimi mesi. La vaga malinconia del post precedente era dovuta, come qualcuno sa, all’essermi trasferita in una nuova casa da sola invece che con Cristo.

Che fine ha fatto Cristo, vi sento chiedere. Quel giovinotto dabbene, dinamico, intelligente, figo e amoroso che spergiurava che fossi la donna della sua vita e cercava di ingravidarmi per trascorrere il resto dei suoi giorni felice e contento al mio sinuoso fianco?

Ebbene, amici cari, era un calesse e io ne son scesa. Stavo per dedicargli un post dal titolo “si selfie chi può” ma, tutto sommato, vanno bene anche poche righe embedded in questo perché, dopo la delusione iniziale, mi son ripresa meravigliosamente grazie al vaccino antistronzi di cui mi vanto da un po’. Ciò non toglie che qualche dettaglio, a chi ancora ignori, possa darlo: il simpatico ragazzo ha retto circa una mesata prima di gettare la maschera e di rivelarsi un insulso narcisista, nemmeno troppo furbo. È venuto a Londra con me per quella che sarebbe dovuta essere una settimana di divertimento sfrenato e che invece è stata The Hell: presentatosi in aeroporto con un cartello “questo fidanzato si autodistruggerà in 30 secondi”, ha smesso di trombarmi appena toccato suolo britannico, perché giustamente avere finalmente una casa a disposizione l’ha inibito, ha iniziato a farmi battute acide rosicando che io sapessi le strade, avessi degli amici o parlassi l’inglese in quanto “lo facevo sentire poco maschio”, non ha esplorato nulla della città non schiodando mai le chiappe dal divano o dallo sgabello del pub dietro casa, sempre in perenne collegamento pluri schermo con YouTube, whatsapp e Facebook, ha sparlato tutto il tempo delle sue ex cercando di manipolarmi a suon di “se fai questo sarai come loro e ti lascerò” ma, soprattutto, ci ha provato con qualsiasi cosa gli camminasse davanti arrivando a sparire una sera con una gallina per poi tornare bel bello dopo una mezz’ora con faccia da pizze, mentre lei si rimetteva il rossetto. Ah, inoltre mi ha chiesto di badare a lui mentre beveva perché poverino non sapeva regolarsi e “gli amici avevano paura che non fossi abbastanza sicura come guardiana”. Io, dopo manco 24 ore di tale trattamento, mi sono considerata tranquillamente single e ho assunto, pro sopravvivenza in uno spazio comune coatto, una modalità etologo e ho osservato fino a che punto arrivava. A quello di assumere del cialis per rendersi interessante davanti a dei miei amici e poi crollare addormentato (non tutto).

Un’altra cosa che ho fatto per non rovinarmi interamente la vacanza è stata uscire per conto mio e lui, accortosi dopo qualche giorno (ve l’ho detto che non è furbo) che non coglievo le sue provocazioni (“lo sapevi che col cialis ti rimane duro per tre giorni? Io si, perché l’ho già usato. Ovviamente non con te, gne gne”), magicamente ha rinnovato profferte amorose nei miei confronti (senza cialis) che, di nuovo, ho trattato da osservatrice partecipante. Ricordo che una mattina lo vidi dormire sul divano, a bocca aperta, dopo che mi aveva mancato di rispetto enormemente la sera prima, e ho pensato a quanto fossi stata fortunata a non essermi accollata un tale arnese. Ero triste, certo. Io non ho mai convissuto con nessuno e più vado avanti più sto bene da sola, lui era riuscito a convincermi più che altro perché doveva andarsene da casa sua (capitolo a parte) e io entravo in un nuovo posto, la cosa sembrava aver senso ma il mio istinto, che spesso giunge in soccorso, mi ha consigliato il viaggio in cui ho avuto modo di avere un’anteprima di ciò che sarebbe stato. Ero triste perché, essendo la prima volta che prendevo una decisione così impegnativa, ci ho creduto e la delusione c’era. Ma forse ormai sono troppo vaccinata per piangermi addosso e vedo solo il buono di aver evitato, per un soffio, un coglione.

Rimane solo la precisazione di aver provato a spiegare come mi sentissi, a Londra, senza successo, e di aver scelto di fare un, deux, trois, Houdini una volta tornati a Roma sparendo in una nuvola di glitter. Ogni tanto mi fa dei like di ostentazione o di controllo sui social, da cui non l’ho tolto perché ammetto che la valanga di selfie che si scatta torna utile come argomento trash nei salotti letterari. Col tempo si stuferà, forse anche prima se, indignato, avrà letto questo post dove, fellona, oso narrare le sue gesta da villano così irriverentemente. O forse apprezzerà perché i narcisisti seguono la Regola di Madonna: nel bene o nel male, basta che se ne parli.

Capirete ora perché sono estremamente felice di essere per conto mio a casa nuova.

Cos’altro è successo? Sono tornata a Nuova York, stavolta senza Pupillo ma con una donna molto intelligente con cui mi sono divertita un sacco e ho riscoperto la passione per la street photography. Avevo una mezza punta col cuoco, che nonostante ci siamo incontrati una volta quasi due anni fa mi ricorda sempre con calore (fuoco nel cuoco) ma è saltata perché si è ricordato all’ultimo che vive in California (gufata di cristo probabilmente). Non può ricordare tutto, del resto.

Ho fatto amicizia con una serie di donne molto intelligenti con cui sono andata ad uno splendido evento sul BDSM.

Parliamone.

All’inizio ero scettica, perché per pregiudizio aborro le congreghe di femmine che giocano a secsendesiti e, ancor di più, depreco l’effetto 50 sfumature di noia, come ho ampiamente descritto nell’omonimo post, che associo all’interesse verso temi come farsi legare, frustare, sculacciare e quant’altro. C’è da dire però che io sono più orgoglio che pregiudizio e, in materia di porcate, penso ci sia sempre da imparare per cui sono andata a curiosare spinta anche da un validissimo motivo: c’erano i panini. Il bello dell’Italia, amici miei, è che dovunque si va SI MANGIA e devo dire spesso anche bene. In questo delizioso negozietto erotico, molto di classe, stile boudoir con divanetti vellutati, piume e pizzi neri molto London offrivano panini integrali con salmone, noci, caprino, pomodori secchi, zucca, prosciutto, olive e altri ripieni che non ricordo ma che ho sicuramente sbafato senza pensieri. Una volta rimpinzatami, mi sono seduta insieme alle femmine ospiti ed è entrata una pazza vestita da poliziotta sexy che ha urlato “buonasera maialeeee” e mi ha dato una manganellata sul ginocchio fragile. 

Buonasera un cazzo.

Ci siamo lanciate lo sguardo della morte con le amiche intelligenti ma, essendo educate (e sperando in altri panini), siamo rimaste fino alla fine della serata che per fortuna ha preso una piega sfiziosa in quanto la pazza poliziotta altri non è che una poetessa romanaccia con humour molto affine a questo blog (pensate voi) e, insieme ad una sessuologa e ad una matronale legatrice professionista, ci ha dato una panoramica del mondo BDSM: patti chiari, frustata lunga, abbandono totale, accettazione dei difetti più strani ma soprattutto safe word. Io, da fine psicologa qual sono, avevo riflettuto sul tema finora considerandolo una valvola di sfogo dalle costrizioni dei ruoli della vita professionale o personale, come quando un manager stronzo e potente diventa schiavo di una che lo picchia o quando la colf suona il campanellino e si fa servire da un maggiordomo. Lo vedevo come un modo per vivere la parte non espressa di noi e che non accetteremmo normalmente: io ad esempio odio sentirmi costretta o passiva, per cui sicuramente mi farei legare. Specialmente per ricevere un motoscafo, per dirne una a caso. A quanto pare questo è vero ma c’è molto di più. C’è l’accoglienza verso qualsiasi tipologia fisica e perversione, perché ci sarà sempre chi ha quel particolare feticismo; c’è il gioco di ruolo, il senso di abbandono dato dalla fiducia incondizionata verso qualcun altro che in quel momento decide per noi; c’è la comunicazione chiara dei propri gusti e limiti e, quando gli ultimi vengono oltrepassati, scatta una “parola sicura” a ristabilire l’equilibrio. Pensate, dicevano le nostre ospiti, a quanto sarebbe bello se in un normale litigio di coppia si potesse dire semplicemente pufbacche ed ecco che l’altro capisce che ci sta ferendo e si ferma. Quello che affascina me è l’importanza del capire davvero cosa ci piace e cosa non ci piace, come primo criterio per la scelta di una persona compatibile.

Voi chiederete: ti servivano le manganellate per fartici arrivare? Ebbene sì, il punto di vista porco è quello più illuminante per me, che posso farci.

Detto questo, tocca vedere se sarà con una corda ma mi sento sempre più vicina al vincere la mia paura dei legami e a realizzare i miei sogni romantici. Nel frattempo se qualche maschio con aspirazioni da schiavo volesse indossare un grembiulino e venirmi a pulire casa beh, non è proprio il mio ideale erotico ma non mi offendo. Sono più orgoglio che pregiudizio.

 

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My way

Ho raccontato qui di come abbia scampato quattro matrimoni. Con la recente aggiunta del Depardieu potremmo arrivare a cinque, tanto con i funerali avevo già fatto sballare il conto per candidarmi a recitare in una commedia romantica inglese. E Hugh Grant è invecchiato.

 

Mi sono appena trasferita a casa nuova e riflettevo sul nuovo ambiente solo per me, ancora una volta. Sicuramente io voglio l’amore, sogno di sposarmi un giorno e mi vedo anche come mamma. Però ho realizzato che questo amore si rivolge innanzitutto a qualcuno di molto importante, che finora non avevo colto: me.

 

I favolosi partiti con cui avrei potuto accasarmi in pianta stabile alla fine non erano cattivi. Non mi tradivano, erano bellocci, erano porti sicuri da cui tornare la sera. Alcuni di loro mi hanno abbracciata mentre dormivo, hanno viaggiato con me, mi hanno fatta ridere, che sono le mie tre ragioni fondamentali per stare con un uomo. Avrei potuto fermarmi con uno di loro e adesso avrei probabilmente due o tre figli, magari uno si sarebbe pure beccato l’allele recessivo degli occhi verdi chiazzati di nero.

 

Sarebbe bastato tollerare di sentirmi dire che sono grassa, di vedere sminuite le mie idee, di non essere capita o supportata nei momenti di crisi, di essere chiusa in camera in kimono durante le partite di poker. Esempi a caso.

 

E avrei perso Londra. Le serate iniziate con “just a pint” e concluse tornando a casa alle cinque del mattino, comprandomi le uova dal turco per la colazione. Il tepore della casetta, il secondo piano degli autobus, il sesso favoloso con trombamico o con il bellissimo carpentiere, le canne affacciata di fronte alla polizia, con le gambe fuori dalla finestra come Audrey. Le passeggiate nei parchi o fino al negozio vintage di Parsons Green, le corse sul fiume o al cimitero. La Southbank, le persone incredibili piene di voglia di fare, le nuove chances. I vestiti. I miei crepacuore curati con le Louboutin. Le Manolo scelte da Pupillo. Gli addii, gli aerei e i ritorni. Il cuore che si apre e si chiude ad ogni partenza come le palline del tè. La campagna inglese, il mare inglese. Orinare all’alba dietro un cespuglio guardando la statua di Peter Pan (sono Wendy, posso farlo). Orinare dietro una macchina mentre qualche baldo giovine fa la guardia (sono una femmina, mi scappa). Vomitare mentre qualche baldo giovine mi tiene i capelli. Farsi portare le borse pesanti da qualche baldo giovine, casualmente anche ex con qualche senso di colpa. Conosco un sacco di baldi giovini, noto.

 

Il punto è: se mi fossi sposata con uno di questi partiti avrei avuto qualcosa, sarei stata magari felice per i figli ma avrei perso me. Non sarei Wendy Toc, non saprei quello che so ora e, soprattutto, non avrei mai imparato ad amarmi. I crepacuore che tuttora preferirei non mi fossero capitati se non altro sono serviti a questo: a farmi capire cosa voglio e cosa non voglio.

 

E anche adesso, che sono in una bella casetta al momento solo mia, so che non ho motivo di rattristarmi perché essere fedele a me stessa e proteggermi sono le cose più importanti e le uniche che mi possano rendere felice. Io voglio un uomo allegro, con un buon carattere (quasi quanto la Cetorova), di animo gentile, affettuoso, esploratore, intelligente e che mi faccia molti motoscafi. Del resto siedo su una Hollywood, sono un tesoro.

 

Concludo ricordando agli amici womini questa cosa: my pussy is not an airport. Al limite è una caletta infrattata e bellissima, a cui si accede solo via mare.

 

Ricordate, amici womini: solo via mare. Del resto sono un pesce di nome Wendy.

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